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L'esperto risponde
ASPETTI GIUDIZIARI.
Rinuncia alle liti sui debiti interessati
Con la presentazione della domanda di “rottamazione” il debitore s'impegna a rinunciare ai giudizi in corso che abbiano a oggetto i carichi indicati nell'istanza stessa. In quale momento, e con quali modalità, deve avvenire tale rinuncia? Se invece la controparte non è Equitalia, l'impegno alla rinuncia vale lo stesso?
Inoltre, qualora l'importo in contestazione sia maggiore dell'affidamento rottamabile (ricorso contro l'accertamento), cosa accade per la porzione non affidata? Occorre rinunciare anche a tale porzione oppure la lite prosegue per questa differenza?
C. M. - POTENZA


Con la presentazione della domanda di definizione agevolata il debitore assume l'impegno a rinunciare alle liti riguardanti i carichi oggetto di rottamazione: a stabilirlo è l'articolo 6, comma 2, del Dl 193/2016. Va tuttavia chiarito quale sia la natura di tale impegno e, soprattutto, da quando esso assume valore vincolante per il debitore.
Occorre partire dalla considerazione che la disciplina della rottamazione ha la finalità di definire i debiti, con stralcio di taluni importi, e non già di chiudere le liti pendenti. Prova ne è l'assoluta assenza di disposizioni sui giudizi in corso, che pertanto non possono neppure essere sospesi. Al più, potrà richiedersi un rinvio a nuovo ruolo della causa.
Ne consegue che l'abbandono del contenzioso non è una condizione di accesso alla sanatoria, bensì una conseguenza della stessa. In altri termini, non appare ammissibile, in linea di principio, che si abbandoni la lite senza avere perfezionato la rottamazione, poiché altrimenti, per l'appunto, si sarebbe in presenza di una norma sulla chiusura delle liti pendenti, ma così non è. Ulteriore conseguenza di ciò è che l'impegno alla rinuncia diviene irreversibile solo dopo avere pagato tempestivamente tutte le rate della definizione, ovverosia, al più tardi, alla fine di settembre 2018. Questa tesi trova una conferma implicita in una risposta data nel corso di Telefisco 2017 dall'agenzia delle Entrate, nella quale, a proposito dei rapporti tra giudizi in corso e rottamazione, si afferma che «ciò che assume rilevanza sostanziale ed oggettiva è il perfezionamento della definizione agevolata mediante il tempestivo ed integrale versamento del complessivo importo dovuto».
Sotto il profilo strettamente processuale, lo strumento da utilizzare, come ha confermato l'agenzia delle Entrate sempre nelle risposte a Telefisco, è la cessazione della materia del contendere, e non la rinuncia al ricorso: questo sempre per il fatto che le ragioni della controversia vengono oggettivamente meno, in forza della definizione del debito. La conseguenza è la compensazione ope legis delle spese di lite.
Sempre per le medesime ragioni, l'impegno a rinunciare alla lite non ha come destinatario Equitalia ma, riguardando la pretesa sostanziale, chiunque sia la controparte processuale (ente creditore o agente della riscossione). Trattandosi di un effetto legale della definizione, peraltro, la presentazione dell'istanza processuale può anche avvenire da parte della stessa agenzia delle Entrate, in caso di inerzia del contribuente.
Se l'affidamento riguarda l'intero importo controverso, il perfezionamento della definizione comporta l'integrale estinzione del giudizio. Se invece l'affidamento riguarda solo una quota della controversia complessiva, occorre capire che cosa accade per la parte non affidata. La questione riguarda le ipotesi in cui il ricorso è stato proposto contro l'avviso di accertamento e, dopo la sentenza negativa della Commissione tributaria provinciale, è stato affidato un importo pari a due terzi della controversia.
Le possibilità sono due:
il contribuente deve comunque rinunciare all'intero giudizio, con l'effetto che si rende dovuto il terzo residuo per intero e senza abbattimenti;
la controversia prosegue per tale differenza.
La risposta dell'agenzia delle Entrate a Telefisco è andata nella seconda direzione, ipotizzando, quindi, una parziale cessazione della materia del contendere.
Nel caso proposto dal quesito, potrebbe inoltre accadere che, al 31 dicembre 2016, gli affidamenti in essere siano due: il primo per l'importo di un terzo di sola imposta e interessi, eseguito in pendenza di giudizio di primo grado, e il secondo contenente l'ulteriore terzo di imposta e i due terzi di sanzioni. In questa situazione, non sembra esservi alcun ostacolo a definire unicamente il secondo affidamento, ottenendo così l'azzeramento dei due terzi di sanzione, al costo di un solo terzo dell'imposta. Così facendo, la lite proseguirà per i due terzi dell'imposta e per un solo terzo della sanzione originaria.
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