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L'esperto risponde
SPONSORIZZAZIONI.
Niente tassazione per l'Iva «residua»
L'associazione sportiva dilettantistica di cui faccio parte ha incassato lo scorso anno 61mila euro quali proventi derivanti da un contratto di sponsorizzazione. È stata emessa la fattura con imponibile di 50mila euro e Iva al 22%, pari a 11mila euro. L'associazione ha versato all'Erario 5.500 euro, poiché fruisce del regime a forfait disposto dalla legge 398/1991. Tale regime prevede, per le sponsorizzazioni, una detrazione forfettaria del 50% del tributo. Non è chiaro se l'importo che rimane nella disponibilità dell'associazione, cioè la detrazione forfettaria di 5.500 euro, debba essere soggetto a tassazione come i proventi da sponsorizzazione, pari a 50mila euro.
E.S. - TRIESTE


L'importo che rimane nella disponibilità dell'associazione, dopo aver effettuato il versamento dell'Iva, è completamente escluso da tassazione. Per determinare il reddito secondo i criteri forfettari previsti dalla legge 398/1991 (si veda l'articolo a lato) deve essere applicato il coefficiente del 3% su tutti i proventi commerciali. Devono quindi essere presi in considerazione sia i ricavi commerciali, sia le sopravvenienze attive relative all'attività commerciale: ad esempio, i proventi incassati con la gestione del bar presso la sede dell'associazione, quelli derivanti dalle sponsorizzazioni, eccetera. Dopo l'applicazione del coefficiente forfettario del 3%, devono essere aggiunte le plusvalenze (relative all'attività commerciale); mentre le minusvalenze non assumono comunque rilevanza. Il reddito così determinato è l'imponibile da indicare nella dichiarazione dei redditi ai fini del computo dell'Ires (aliquota del 27,5%).
Per verificare il mancato superamento del limite di 250mila euro (oggi 400mila euro) non contano invece, né sono sottoposti a tassazione, i proventi di natura istituzionale (quote associative, liberalità, eccetera), quelli realizzati con le raccolte pubbliche di fondi (articolo 143, comma 3, del Tuir), quelli cosiddetti “decommercializzati” (articolo 148, comma 3, del Tuir), quelli conseguiti con la cessione di beni strumentali, nonché le relative plusvalenze (articolo 86 del Tuir), i premi di addestramento e formazione tecnica spettanti all'associazione per aver “allevato” i giovani atleti, le sopravvenienze attive derivanti dallo svolgimento delle attività istituzionali, e via dicendo.

I motivi dell'esclusione
Nella circostanza in questione, l'importo di 5.500 che rimane nella disponibilità dell'associazione – dopo aver effettuato un versamento dell'Iva di pari ammontare, al netto della detrazione – non rientra nei proventi tassabili.
Non risulta che l'agenzia delle Entrate abbia mai affrontato espressamente il problema; tuttavia, si può dimostrare come la somma disponibile nelle casse dell'associazione sportiva non possa essere qualificata né come ricavo, né come sopravvenienza attiva di natura commerciale. Di conseguenza, l'esclusione dalla tassazione è automatica.
Il ragionamento può essere meglio compreso se si confronta lo stato in cui si trova l'associazione e quello di un altro soggetto che calcola l'Iva analiticamente, cioè effettuando la differenza tra l'imposta addebitata e quella pagata ai fornitori sulla base delle fatture di acquisto.
Usando gli stessi numeri del caso in esame, nell'ipotesi in cui l'Iva sia determinata analiticamente, il contribuente deve calcolare la differenza tra 11mila e 5.500 euro (immaginando che questo sia l'importo pagato a propri fornitori). L'Iva che rimane disponibile (5.500 euro) coincide esattamente con quella considerata in detrazione e assolta sugli acquisti (versata ai fornitori). È quindi evidente che la somma rimasta nella disponibilità dell'associazione non è tassabile, perché rappresenta il “recupero” dell'Iva assolta sugli acquisti.
I dubbi, per le associazioni sportive che applicano la legge 398/1991, nascono solo dal fatto che l'importo considerato in detrazione (nell'esempio, pari a 5.500 euro) non è stato effettivamente pagato ai fornitori, ma determinato secondo criteri di tipo forfettario. Ma il legislatore, che ha previsto la possibilità di applicare tale regime forfetario, presume che l'Iva detraibile con l'applicazione della percentuale forfetaria del 50 per cento sia stata pagata ai fornitori. Pertanto, la quota eccedente (che residua) non è considerata una sopravvenienza attiva tassabile.
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