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L'esperto risponde
IL MECCANISMO.
Ammesso l'utilizzo dei crediti erariali
È possibile versare le imposte comunali compensando eventuali crediti per tributi erariali vantati dal contribuente? Se questi indica un codice tributo errato, come può rimediare all'errore: si segue la stessa procedura dei tributi erariali (rivolgendosi quindi agli uffici dell'agenzia delle Entrate) oppure sono previste altre strade? E come si può regolarizzare il versamento eseguito in favore di un Comune non competente: è necessario riversare il tributo e chiedere il rimborso all'ente?
T. L. - FERRARA


Imu e Tasi si pagano utilizzando il modello F24. Questo significa che è possibile versare il dovuto usando in compensazione eventuali crediti vantati per imposte erariali (come l'Iva).
Su queste operazoni “impattano” però i nuovi limiti stabiliti a partire dall'anno in corso, introdotti dal Dl 50/2017. In particolare, è stato abbassato da 15mila a 5mila euro il limite oltre il quale è necessario dotarsi del visto di conformità sulla dichiarazione da cui emerge il credito che si vuole usare in compensazione. Inoltre, se il credito è maturato in favore di un soggetto titolare di partita Iva (qualunque sia l'importo da compensare), c'è l'obbligo dell'invio telematico dell'F24, attraverso i canali dedicati dell'agenzia delle Entrate.
A queste condizioni, il credito erariale è liberamente utilizzabile per compensare le somme dovute ai fini di Imu e Tasi (ad esempio, in sede di ravvedimento o per pagare gli importi relativi a un accertamento comunale). Invece, continua a non essere ammessa la compensazione in F24 con crediti vantati a titolo di tributi comunali. Così, se si ha un credito a titolo di Tasi, non lo si può usare per pagare meno Imu.

La compensazione «locale»
La compensazione “locale” resta governata dai regolamenti comunali, che possono vietarla del tutto o ammetterla a precise condizioni. Perciò occorre innanzitutto verificare se l'ente ha adottato un provvedimento a riguardo. E i Comuni che ammettono la compensazione limitano di solito tale facoltà all'interno di ciascun tributo (cosiddetta compensazione “verticale”). Difficilmente viene riconosciuta la compensazione “orizzontale” (cioè esterna, fra tributi diversi).
Inoltre, nella generalità dei casi, è richiesta un'istanza da trasmettere in via preventiva al Comune. Anche se, in assenza di regolamento specifico, il contribuente può sempre tentare di farsi autorizzare la compensazione con un credito Imu di anni pregressi, presentando domanda all'ufficio tributi comunale.

La compensazione «impropria»
Vi è poi una facoltà di compensazione “indiretta” o “impropria”, direttamente regolata dalla legge: nell'ipotesi in cui si sia indicato un errato codice tributo. Si pensi al pagamento eseguito a titolo di Tasi anziché di Imu; o all'eventualità che sia stata pagata l'Imu di un fabbricato di categoria D esponendo il solo codice afferente alla quota statale, senza distinzione tra quota statale (0,76%) e comunale (aliquota eccedente lo 0,76%). In questi casi, come in altri, le Entrate non hanno alcuna competenza e bisogna rivolgersi solo al Comune competente: sarà sufficiente presentare un'istanza in cui si evidenzia l'errore commesso, allegando la copia del modello F24 usato per il pagamento (non è dovuta alcuna sanzione). È comunque consigliabile presentare questa istanza non oltre la scadenza della dichiarazione tributaria relativa all'anno in cui è stato commesso l'errore.
Una situazione analoga si verifica qualora sia stata versata l'imposta a un Comune non competente. In passato, in tale ipotesi occorreva, da un lato, pagare l'imposta al Comune “corretto” (con sanzioni e interessi) e, dall'altro, chiedere il rimborso del Comune a cui era stato indirizzato il pagamento. E accadeva spesso che, se il contribuente si accorgeva dell'errore solo con l'accertamento comunale, l'avvenuto decorso del termine di decadenza per la presentazione dell'istanza di rimborso cristallizzava una doppia tassazione.
Per effetto del comma 722 della legge 147/2013, è invece stabilito che, anche nel caso in esame, è sufficiente che il contribuente presenti un'istanza sia al Comune competente che a quello “errato”, beneficiario del pagamento. Saranno quindi i due Comuni a regolare i reciproci rapporti finanziari, senza alcuna conseguenza negativa per il contribuente. Per prudenza, comunque, è meglio presentare l'istanza entro i termini dell'accertamento, cioè entro il 31 dicembre del quinto anno successivo.
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