Gli approfondimenti del lunedì
L'esperto risponde
DOPO LA RIFORMA
Contributi minimi: deroga ancora valida
Ho raggiunto 15 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1992. Per i soggetti che, come me, rientravano in tale situazione, era stata prevista l'esclusione dall'innalzamento del requisito contributivo ai fini della pensione di vecchiaia. Dopo la riforma Monti-Fornero non ho ben capito se quest'esclusione sia rimasta o meno. In un primo momento, sembrava che l'Inps avesse precisato che il requisito di 20 anni di contributi fosse necessario per tutti; ma l'esclusione, e quindi il parametro dei 15 anni, mi pare che sia stato poi mantenuto. Qual è la reale situazione attualmente?
F. C. - SIRACUSA


Sulla questione in esame erano sorti non pochi problemi. Infatti, con l'arrivo della riforma Monti-Fornero vi erano stati dei dubbi circa la possibilità di continuare ad applicare i requisiti più favorevoli esistenti per determinati soggetti prima dell'emanazione della legge 214/2011.
Con le circolari 35, 36 e 37 del 14 marzo 2012, l'Inps aveva quindi fornito le istruzioni relative alle nuove disposizioni per quanto riguarda la gestione privata, la gestione ex Enpals e la gestione ex Inpdap. In riferimento al requisito contributivo, era stato precisato che, dopo l'entrata in vigore dell'articolo 24 della riforma, il diritto alla pensione di vecchiaia si sarebbe conseguito in presenza di un'anzianità minima pari a 20 anni.

La «minima» in deroga
Il requisito contributivo minimo per il perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia è stato elevato da 15 a 20 anni, a decorrere dal 1° gennaio 1993, con l'intervento del Dlgs 503/92. Lo stesso decreto legislativo, all'articolo 2, comma 3, ha però individuato particolari categorie di lavoratori dipendenti e autonomi ai quali – in deroga – è stato concesso di accedere all'assegno di vecchiaia in presenza di un'anzianità contributiva minima di 15 anni, anziché 20, e dell'età pensionabile prevista per la generalità dei lavoratori.
In particolare, l'Inps ha precisato (circolare 65/95) che possono accedere alla pensione di vecchiaia, in presenza di un'anzianità contributiva minima di 15 anni (e quindi escludendo l'innalzamento dei requisiti di assicurazione e contribuzione):
• i lavoratori dipendenti e autonomi che al 31 dicembre 1992 hanno maturato i requisiti di assicurazione e di contribuzione previsti dalla normativa previgente (articolo 2, comma 3, Dl 503/92);
• i lavoratori ammessi alla prosecuzione volontaria in data anteriore al 31 dicembre 1992, per i quali si confermano i requisiti previsti dalla normativa previgente (articolo 2, comma 3).
• i lavoratori dipendenti che possono far valere un'anzianità assicurativa di almeno 25 anni e risultano occupati per almeno dieci anni (anche non consecutivi) per periodi di durata inferiore a 52 settimane nell'anno solare (articolo 2, comma 4). Tali condizioni possono essere maturate anche successivamente al 31 dicembre 1992.
Per quanto riguarda il requisito dei dieci anni con occupazione di durata inferiore a 52 settimane nell'anno solare, a nulla rileva la circostanza che nello stesso anno solare nel quale il lavoratore sia stato occupato per periodi di durata inferiore a 52 settimane sussista anche una contribuzione diversa da quella obbligatoria (figurativa, volontaria, eccetera), per un numero di settimane tale che – sommato a quello di contribuzione obbligatoria – faccia raggiungere le 52 settimane.
Questa deroga non vale, però, nei confronti dei lavoratori occupati per l'intera annualità, a cui venga attribuito, per l'anno solare, un numero di contributi settimanali inferiore a 52, per effetto delle disposizioni vigenti in materia di accreditamento dei contributi ai fini del diritto alle prestazioni pensionistiche.

Le precisazioni dell'Inps
In seguito, con la circolare 16/2013, l'Inps è intervenuta chiarendo che le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 3, del Dlgs 503/92 operano anche a seguito dell'entrata in vigore della legge 214/2011, poiché tali norme non risultano espressamente abrogate dall'articolo 24 della riforma.
In ogni caso – precisa l'Istituto – nei confronti di queste categorie di lavoratori trovano applicazione i nuovi requisiti anagrafici previsti per il diritto alla pensione di vecchiaia nel sistema retributivo o misto, di cui al comma 6 dell'articolo 24, nonché la disciplina in materia di adeguamento agli incrementi della speranza di vita (si veda l'altro articolo).
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ogni lunedì in edicola
Tutti i lunedì in edicola con Il Sole 24 Ore l'inserto con le risposte degli esperti alle domande dei lettori. E, in più, gli Approfondimenti del Lunedì sui quesiti di maggiore attualità, arricchito - ogni 15 giorni - dalla rubrica con le scadenze