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L'esperto risponde
I RIMBORSI.
Trasferta abituale detassata se fissa
Siamo un'azienda di medie dimensioni che spesso lavora presso i locali dei clienti e vorremmo sapere se possiamo beneficiare di qualche agevolazione fiscale in relazione alle indennità erogate ai dipendenti in occasione delle trasferte di lavoro. La nostra intenzione sarebbe quella di riconoscere ai lavoratori un'indennità di trasferta nei soli giorni in cui si svolgono le missioni. È possibile farlo beneficiando della detassazione piena oppure al 50% di queste somme? Aggiungiamo che i clienti sono quasi sempre nel raggio di pochi chilometri e non c'è necessità di pernottare nelle località in cui si trova il cliente.
A. L. - VERONA


Innanzi tutto è bene riepilogare il quadro normativo di riferimento. La nozione di trasferta è caratterizzata da tre elementi:
- il trasferimento del lavoratore in un luogo diverso da quello abituale, per svolgere l'attività lavorativa;
- la temporaneità del mutamento del luogo di lavoro ;
- la necessità che la prestazione lavorativa sia effettuata in esecuzione di un ordine di servizio del datore di lavoro e l'irrilevanza del consenso del lavoratore.
Alla trasferta anche cosiddetta “occasionale” si contrappone quella dei “trasfertisti abituali”. Per trasfertisti si intendono, i lavoratori subordinati destinati a svolgere sistematicamente e professionalmente la propria attività quasi interamente al di fuori dalla sede aziendale. Il compenso o indennità erogato a fronte della trasferta occasionale – o trasferta in senso stretto - ha natura risarcitoria (anche se non è da escludersi a priori che vi possa essere una componente retributiva residuale), mentre l'indennità o la maggiorazione di retribuzione spettante al lavoratore cosiddetto trasfertista, ha natura prevalentemente retributiva.
La determinazione dell'una o dell'altra fattispecie spetta al giudice di merito sulla base della volontà delle parti, come desumibile dall'interpretazione delle specifiche pattuizioni contrattuali.
L'indennità di trasferta spettante ai lavoratori trasfertisti gode del regime agevolato previsto dal comma 6 dell'articolo 51 del Tuir ed è imponibile a livello fiscale e contributivo nella misura del 50% del relativo ammontare. Peraltro, l'articolo 7-quinquies del decreto legge 193/2016 ha stabilito, con norma di interpretazione autentica del citato comma 6, che per fruire dell'agevolazione devono sussistere, in contemporanea, i tre seguenti requisiti:
- la mancata indicazione nel contratto o lettera di assunzione della sede di lavoro (elemento formale);
- lo svolgimento di un'attività lavorativa che richieda la continua mobilità del dipendente (elemento sostanziale);
- la corresponsione al dipendente, in relazione allo svolgimento dell'attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un'indennità o maggiorazione di retribuzione in “misura fissa”, attribuita senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta (elemento retributivo).
Quindi nel caso prospettato dal lettore, per soddisfare tutte e tre le condizioni e beneficiare della detassazione al 50%, dovrebbe essere riconosciuta una cifra fissa, senza poter differenziare il trattamento relativo ai giorni in cui i lavoratori rimangono in sede. Non è invece richiesta la continuitività dell'erogazione, sicché sarebbe possibile limitarla solo a certi periodi (Corte di cassazione, Sezioni unite, sentenza 27093 del 15 novembre 2017).
In caso di mancata contestuale esistenza delle citate condizioni, non è preclusa l'applicabilità delle regole fissate nel comma 5 dell'articolo 51 del Tuir per le trasferte occasionali. Tale disciplina differenzia il trattamento fiscale a seconda del luogo dove è effettuata la missione, in particolare se è svolta all'interno o all'esterno del territorio comunale rispetto alla sede di lavoro.
Nel primo caso, gli eventuali rimborsi in denaro sono interamente imponibili in capo al dipendente, con la sola eccezione delle spese di viaggio e trasporto comprovate dalla documentazione rilasciata dal vettore (autobus, taxi, car-sharing, eccetera). Per le trasferte extracomunali, invece, si può optare per tre diversi tipi di rimborso: analitico o a pie' di lista, forfetario e misto. A differenza del sistema analitico, che tiene conto delle spese effettivamente sostenute, il rimborso forfetario non necessita di ricevute o altri giustificativi di spesa, ma è sufficiente compilare la scheda trasferta (con i dati sulla data, sul tragitto, ecc.). Il rimborso forfetario per le trasferte al di fuori del comune è esente fino a 46,48 euro al giorno o frazione di giornata (se svolte in Italia; 77,47 euro per l'estero). Restano ugualmente non imponibili le spese di trasporto documentate.
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