Gli approfondimenti del lunedì
L'esperto risponde
LE SANZIONI.
Il committente «paga» l'errore del prestatore
Buongiorno, come responsabile amministrativo spesso mi trovo a dover capire se e quando applicare il reverse charge a volte nelle vesti di fornitore altre nelle vesti di cliente per cessioni o acquisti sia nazionali sia internazionali. Purtroppo, capita di commettere degli errori al momento dell'emissione della fattura o subire errori effettuati dai nostri fornitori, perciò vorrei sapere a cosa vado incontro nei diversi casi di errata applicazione dell'inversione contabile. In particolare vorrei conoscere le sanzioni applicabili e le eventuali conseguenze in tema di versamento o detrazione di imposta.
G.T. - BARI


La tematica è molto importante ed è stata recentemente oggetto di notevoli modifiche. Per fare il punto della situazione risulta molto utile l'analisi condotta dall'agenzia delle Entrate con la circolare n.16 dell'11 maggio 2017.
In particolare, la modifica del sistema sanzionatorio concernente l'inversione contabile (reverse charge) è stata operata mediante la modifica del comma 9-bis dell'articolo 6 del Dlgs 471/1997 e l'introduzione dei successivi commi 9-bis.1, 9-bis.2 e 9-bis.3.
Le nuove disposizioni sono entrate in vigore dal primo gennaio 2016, ma trovano applicazione, per il principio del favor rei, anche per le violazioni commesse precedentemente purché non siano stati emessi atti che si sono resi “definitivi” anteriormente al primo gennaio 2016.

Omissione di adempimenti
Si tratta dell'ipotesi in cui l'operazione deve essere assoggettata al sistema dell'inversione contabile, ma il cessionario o committente, soggetto passivo d'imposta, non pone in essere, totalmente o parzialmente, gli adempimenti connessi (articolo 6, comma 9-bis, Dlgs 471/1997). Le violazioni riguardano sia l'ipotesi in cui va emessa autofattura (ad esempio, per l'acquisto da fornitori extraUe di beni territorialmente rilevante in Italia), sia quando è prevista l'integrazione della fattura ricevuta dal cedente o prestatore (ad esempio, per l'acquisto intracomunitario di beni).
In base alle nuove disposizioni, si applica a carico del cessionario o committente, una sanzione in misura fissa (da 500 a 20mila euro) purché l'omissione degli adempimenti connessi all'inversione contabile non “occulti” l'operazione, che risulta comunque dalla contabilità tenuta ai fini delle imposte sui redditi (per esempio, dal libro giornale o, per coloro che tengono la contabilità semplificata, dal registro degli acquisti). Se, invece, l'operazione viene occultata, la sanzione è proporzionale e oscilla tra il 5% e il 10% dell'imponibile non documentato, con un minimo di mille euro.

Ricorso errato al sistema ordinario
Si tratta dell'ipotesi di «irregolare assolvimento del tributo» che si realizza quando per un'operazione da assoggettare a reverse charge, il cedente o prestatore, per errore, emette una fattura con Iva (articolo 6, comma 9-bis.1, Dlgs 471/1997).
In base alle nuove disposizioni, è previsto che qualora, seppur erroneamente, l'imposta sia stata comunque assolta dal cedente o prestatore per effetto dell'avvenuta registrazione (articolo 23 del Dpr 633/1972), il cessionario o committente non è tenuto a regolarizzare l'operazione, rimanendo operante il diritto alla detrazione d'imposta.
Tuttavia, al cessionario o committente, debitore d'imposta, è applicata una sanzione in misura fissa da un minimo di 250 euro fino a un massimo di 10mila euro, con una responsabilità solidale anche del cedente o prestatore. Tuttavia, qualora il comportamento evidenziato sia stato determinato da una finalità di evasione o frode di cui venga provata la consapevolezza del cessionario o committente, quest'ultimo è punito con la sanzione proporzionale compresa tra il 90% e il 180% dell'imposta.

Ricorso errato al reverse charge
Si tratta dell'ipotesi di «irregolare assolvimento del tributo» che si realizza quando ad un'operazione da assoggettare a Iva in via ordinaria, il cessionario o committente, erroneamente, applica il meccanismo dell'inversione contabile (articolo 6, comma 9-bis.2, Dlgs 471/1997).
Le violazioni in questione riguardano tutte le operazioni riconducibili alle ipotesi di reverse charge ma per le quali non ricorrono tutte le condizioni per la sua applicazione.
In base alle nuove disposizioni, il cessionario o committente ha il diritto alla detrazione dell'imposta assolta irregolarmente con l'inversione contabile, mentre il cedente o prestatore, seppur debitore dell'imposta, non è obbligato all'assolvimento dell'Iva.
Ciononostante, il cedente o prestatore è punito con l'applicazione della sanzione in misura fissa stabilita da un minimo di 250 euro a un massimo di 10mila euro, con responsabilità solidale del cessionario o committente.
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