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Modifiche allo statuto con quorum ordinario

So che devo modificare lo statuto della Onlus, ma non ho capito cosa devo cambiare e quando lo posso fare. Ho anche timore di aggiungere norme che non sono ancora in vigore e farmi rigettare l'istanza dalla direzione regionale delle Entrate, rischiando anche di perdere la qualifica di Onlus: qualifica fiscale faticosamente acquisita alcuni anni fa. Cosa devo fare e quali maggioranze devo avere per modificare lo statuto?
E. N. - VICENZA


Modificare uno statuto assecondando una normativa non ancora totalmente in vigore si sta rivelando un compito particolarmente difficile, soprattutto per le Onlus. In generale, le organizzazioni che si costituiscono adesso o che intendono ora diventare Onlus, oppure che vogliano modificare il proprio statuto nel corso di quest'anno, devono seguire la norma vigente sulle Onlus: quella che a fine anno verosimilmente sarà abrogata.
Restano dunque ferme le indicazioni ormai consolidate da 20 anni di prassi, che vedono nell'articolo 10 del Dlgs 460/97 il perno giuridico di costruzione dello statuto, per concedere (o far mantenere) alle Onlus la qualifica fiscale.

Le indicazioni delle Entrate
A tal proposito, le direzioni regionali dell'agenzia delle Entrate hanno spesso richiesto la riproposizione testuale delle indicazioni di cui all'articolo 10, comma 1, del citato decreto, causando non pochi problemi alle organizzazioni nascenti e confermando un formalismo esasperato nell'applicazione delle norme. Pertanto, l'attenzione “puntigliosa” nel riportare i termini corretti per descrivere le attività deve continuare anche per i nuovi statuti che reggeranno quanto meno fino alla fine del 2018.
La possibilità di inserire le nuove disposizioni del Dlgs 117/17 negli statuti fin dal 2018 è stata ammessa dall'Agenzia nel corso di Telefisco: è stato infatti chiarito che l'inserimento delle nuove norme è ammesso, ma purché esse trovino applicazione a partire da quando il Dlgs 117/17 entrerà integralmente in vigore (1° gennaio del 2019). Rendendo pertanto necessario esplicitare nello statuto una clausola sospensiva delle norme sull'ente del terzo settore e una che specularmente dichiarerà decadute quelle che si rifanno al solo Dlgs 460/97, incompatibili o superate dalla nuova legge.

Tre tipologie di norme
Le organizzazioni si troveranno così uno statuto che conterrà tre tipi di disposizioni: le norme che vanno bene sia per il regime vigente che per quello nuovo; altre che avranno scadenza al 31 dicembre 2018; e altre ancora che decorreranno dal 1° gennaio 2019. Non è quindi agevole definire quale parte dello statuto dovrà essere sicuramente riformulato e quale no.
È innanzitutto importante definire (e ridefinire) al meglio le attività della Onlus (e dell'ente del Terzo settore). Ora ci troviamo di fronte a una tassonomia limitata a 12 settori di attività, alcune delle quali peraltro realizzabili solo in presenza di persone svantaggiate. Dal 2019, invece, i settori saranno 26 e – vista l'irrilevanza della condizione soggettiva delle persone aiutate – la collocazione delle stesse attività realizzate finora da una Onlus potrà cambiare.
Ad esempio, le organizzazioni che offrono alloggi sociali o che accolgono i migranti ricadono per il regime delle Onlus nel “calderone” dell'attività sociale (numero 1 dell'articolo 10, comma 1, lettera a, del Dlgs 460/97). Mentre dal prossimo anno le due attività faranno riferimento ad altri due cluster, e precisamente alle lettere “q” e “r” dell'articolo 5, comma 1, del Codice del Terzo settore (Dlgs 117/2017).
Tutto ciò ha risvolti pratici anche dal punto di vista fiscale, perché le singole attività verranno definite commerciali o meno a seconda del superamento dell'indicatore di commercialità di cui all'articolo 79, comma 2, del Codice. Mantenere le attività nell'insieme di quelle “sociali” (lettera a, articolo 5, comma 1, del Codice) o distinguerle (come richiesto) farà la differenza per la loro qualificazione tributaria.
Si consideri, infine, che per modificare lo statuto al Codice del Terzo Settore (operazione da compiere entro i primi giorni di febbraio del 2019), si può derogare alle disposizioni statutarie e applicare i quorum costitutivi e deliberativi delle assemblee ordinarie. Tale modifica è esente da imposta di registro (per norma di legge) e da imposta di bollo (per regola generale degli enti del Terzo settore).
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