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L'esperto risponde
PENSIONI
Chi cambia lavoro sceglie subito il fondo di previdenza «giusto»
Sono un insegnante di scuola media superiore iscritto al fondo complementare Espero. Mi è stata offerta l'opportunità di un lavoro in un'azienda metalmeccanica che mi assicurerebbe uno stipendio più elevato. Se cambierò lavoro potrò rimanere iscritto a Espero o dovrò accedere a un altro fondo di categoria? In quest'ultimo caso potrò fruire delle stesse regole in materia contributiva e fiscale o si applicheranno regole diverse? E che tipo di prestazioni potrò ottenere? Inoltre, potrò trasferire al nuovo fondo il montante già maturato?
G.F. - LATINA


Di norma, il montante già maturato presso un fondo di previdenza complementare può essere trasferito a un altro fondo, ma solo dopo che siano trascorsi almeno due anni dall'iscrizione. Questo limite temporale, tuttavia, non vale nei casi in cui - dopo un cambio di occupazione - si perdano i requisiti per partecipare alla precedente forma di previdenza complementare, e non sia dunque più possibile versarvi il Tfr.
Per restare sull'esempio concreto, nel caso del lettore, poiché al nuovo lavoro si applicherà il Ccnl dei metalmeccanici, si potrà dunque aderire al fondo negoziale Cometa, al quale si applicano le disposizioni dettate dal Dlgs252/2005.
Per iscriversi al fondo occorre compilare il modulo di adesione, in cui si può indicare anche il contributo minimo previsto dal contratto per beneficiare del contributo aggiuntivo a carico dell'azienda. Si consideri che per i dipendenti del «Settore metalmeccanico e della installazione di impianti», se un lavoratore sceglie di destinare al fondo Cometa, oltre al Tfr, altra contribuzione in misura non inferiore all'1,2% della retribuzione calcolata sul valore dei minimi contrattuali del livello di inquadramento, l'azienda è tenuta a versare (a suo carico) ulteriori contributi pari al 2% del medesimo valore. L'obbligo del datore non sussiste, tuttavia, se il lavoratore scende al di sotto della misura indicata (cioè l'1,2%) o aderisce individualmente a un fondo aperto o a un Pip (piano individuale pensionistico).

Procedura di adesione
Prima di aderire a qualsiasi fondo è bene prendere visione dei relativi documenti, e in particolare della nota informativa, redatta da tutti i fondi secondo uno schema predisposto dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip). Nei documenti sono espresse le caratteristiche specifiche dei singoli fondi, compresi i costi, le linee d'investimento sulle quali collocare il proprio risparmio previdenziale, e i rendimenti maturati nel corso degli anni precedenti. A questo proposito la Covip, a garanzia degli iscritti ai fondi, ha disposto che nella “nota informativa” sia evidenziato che «i rendimenti realizzati nel passato non sono necessariamente indicativi dei rendimenti futuri».
Al momento dell'assunzione l'ufficio del personale mette a disposizione del nuovo assunto il modello TFR-2, tramite il quale il lavoratore comunica all'azienda, entro sei mesi, se il proprio Tfr dovrà essere gestito secondo la normativa dell'articolo 2120 del Codice civile, o se andrà destinato a un fondo pensione. Nel caso del lettore, se il lavoratore non avrà interamente riscattato il montante maturato presso il fondo Espero, la volontà di aderire alla previdenza complementare precedentemente effettuata conserva efficacia, e sarà sufficiente - come ha precisato la Covip con delibera del 21 marzo 2007 - informarne l'azienda, anche senza compilare il modello TFR-2, ma limitandosi a comunicare il fondo presso il quale destinare il trattamento di fine rapporto e l'eventuale contribuzione aggiuntiva.

Regimi fiscali
Il Tfr è devoluto al fondo in regime di neutralità d'imposta, mentre la contribuzione aggiuntiva (a carico di lavoratore e datore) è deducibile nel limite annuo di 5.164,57 euro. I rendimenti derivanti dagli investimenti operati sulla contribuzione versata sono invece soggetti a imposta sostitutiva del 20% del risultato netto maturato in ciascun periodo d'imposta. I redditi da titoli pubblici italiani ed equiparati, come anche da obbligazioni emesse da Stati o enti territoriali di Paesi “white list”, concorrono alla formazione della base imponibile nella misura del 62,5%, in modo da garantire una tassazione effettiva del 12,5% di tali rendimenti.

Prestazioni e anticipi
Alla maturazione dei requisiti di accesso al pensionamento nel regime obbligatorio, purché si sia rimasti iscritti alla previdenza complementare per almeno cinque anni, si potrà percepire una rendita, o un capitale ma non superiore al 50% del montante maturato. Il capitale potrà tuttavia essere interamente percepito se la conversione in rendita di almeno il 70% del montante sarà inferiore al 50% dell'assegno sociale (che quest'anno ammonta a 5.889 euro). Sulle prestazioni si applica un'imposta del 15%, che si riduce dello 0,3% per ogni anno d'iscrizione alla previdenza complementare oltre i 15 anni, nel limite del 6%: quindi, se si resta iscritti per almeno 35 anni, la tassazione sarà pari al 9 per cento. Inoltre, si può conseguire anche la Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata), come descritto nell'articolo a fianco.
Prima del pensionamento è possibile ottenere anticipi in qualsiasi momento, fino al 75% del montante, per spese sanitarie sostenute dall'iscritto al fondo, dal coniuge e dai figli (anche qui si applica una ritenuta del 15%, con la riduzione dello 0,3 per cento). Sono possibili pure altre anticipazioni (pagando un'imposta del 23%), ma dopo che siano trascorsi almeno otto anni, fino al 75% del montante, per l'acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli (o per ristrutturazione edilizia), e fino al 30% per ulteriori esigenze degli aderenti.
È poi possibile riscattare, prima del pensionamento, il 50% della posizione in caso di disoccupazione compresa tra 12 e 24 mesi (conseguente a cessazione di attività lavorativa), o se in mobilità o in Cig; il 100% per invalidità permanente, o se la disoccupazione si protrae oltre 48 mesi. In caso di premorienza, il montante è riscattato dagli eredi o dai beneficiari designati: su tutte queste forme di riscatto si applica la ritenuta del 15%, ridotta dello 0,3%, secondo lo schema già esposto. In caso di riscatto per cause diverse, l'imposta sale al 23 per cento.
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