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L'esperto risponde
PREVIDENZA
Con la totalizzazione via d'uscita a 65 anni con 20 di contributi
Sono nato nel 1957 e a maggio 2014 avrò versato 40 anni di contributi. A causa di vicissitudini personali, la mia situazione contributiva è molto frammentata: 5 anni all'Inpdap; 12 anni all'Inps e 23 anni alla Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti. Ho presentato domanda di ricongiunzione per riunire i contributi, ma l'onere richiesto era troppo alto. Vorrei accedere alla totalizzazione: perciò vi chiedo quali sono le regole di base e i criteri di calcolo di questo sistema, così da poterne valutare al meglio la convenienza. T.P.- LODI

Dopo gli interventi legislativi dell'estate 2010, che hanno disincentivato il ricorso alla ricongiunzione dei periodi assicurativi e hanno abrogato la legge 322/1958, che consentiva il trasferimento gratuito dei contributi accreditati da una gestione alternativa verso l'Inps, i soggetti che possono vantare i contributi accreditati in diverse gestioni previdenziali possono ricorrere all'istituto della totalizzazione nazionale, disciplinata dal Dlgs 42/2006. Oltre all'assicurazione generale obbligatoria (Ago) è possibile cumulare i periodi contributivi anche delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell'Ago (come ad esempio il Fondo Elettrici, Telefonici, gli iscritti all'ex Inpdap), i periodi gestiti dalle Casse privatizzate dei liberi professionisti nonché gli iscritti alla gestione separata dell'Inps (non totalizzabile quando l'istituto era disciplinato dall'articolo 71 della legge 388/2000). Possono altresì totalizzare gli iscritti al Fondo di previdenza del clero e dei ministri del culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica. Pertanto, la totalizzazione può essere usata sia dai lavoratori dipendenti sia dagli autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri). Per i soggetti contributivi puri (cioè privi di qualsiasi contribuzione antecedentemente il 1° gennaio 1996), l'articolo 1 del Dlgs 184/1997 disciplina il cumulo dei periodi contributivi che è applicabile nei confronti di quei lavoratori i cui trattamenti pensionistici sono liquidati esclusivamente con le regole del sistema contributivo e vale anche per gli iscritti che hanno accreditato contributi presso le altre gestioni previdenziali, ivi comprese le Casse professionali, a condizione che tali periodi si collochino successivamente alla data di adozione del sistema contributivo, poiché ogni Cassa ha un proprio ordinamento.
Uscita a 65 anni
Con la totalizzazione è possibile ottenere la pensione di vecchiaia, al compimento del 65esimo anno di età e con almeno 20 anni di contributi, oppure la pensione di anzianità con un'anzianità contributiva non inferiore a 40 anni. Tali requisiti non sono stati interessati dal decreto Salva Italia (Dl 201/2011) che, pertanto, rimangono confermati anche nei confronti dei soggetti che matureranno tali requisiti dopo il 2011. Inoltre, è possibile conseguire la pensione di inabilità e la pensione indiretta ai superstiti. Per avere accesso alla totalizzazione l'assicurato non deve essere titolare di un autonomo trattamento pensionistico a carico di uno degli Istituti previdenziali per i quali è possibile cumulare i periodi assicurativi. La totalizzazione deve riguardare tutti e per intero i periodi assicurativi; pertanto, non è ammessa la totalizzazione parziale sia per quanto attiene le gestioni sia per quanto riguarda i periodi contributivi di una singola gestione. Come precisato dal ministero del Lavoro non sussiste incompatibilità tra la titolarità della sola pensione estera e la possibilità di totalizzare prevista dal Dlgs 42/2006. Anche se l'iscritto raggiunge il diritto a pensione in uno degli Istituti previdenziali può comunque ricorrere alla totalizzazione, a differenza di quanto accadeva nel passato. Inoltre, è possibile avvalersi dell'istituto in questione, al titolare di una pensione ai superstiti così come può ottenere una pensione indiretta da totalizzazione il superstite assicurato già titolare di un autonomo trattamento pensionistico. Naturalmente la ricongiunzione dei periodi assicurativi è incompatibile con la totalizzazione degli stessi. La data del 3 marzo 2006 costituisce lo spartiacque tra vecchia e nuova normativa.
L'assegno
Dopo la cancellazione del paletto triennale, che non consentiva di totalizzare i periodi contributivi inferiori a tale arco temporale, tutte le contribuzioni accreditate potranno essere utilizzate e quelle eventualmente coincidenti a periodi già utili dovranno essere considerate una sola volta, scegliendo il criterio di maggior favore per il lavoratore. La domanda di pensione viene presentata dal lavoratore all'ente presso cui risulta iscritto; nel caso di più iscrizioni contemporanee è lasciata facoltà di scelta. L'assegno totalizzato è pagato dall'Inps, anche nel caso in cui l'ente non dovesse essere interessato alla liquidazione di alcuna quota di pensione. Con nota del 7 novembre 2007, il ministero del Lavoro ha precisato che ai trattamenti liquidati in regime di totalizzazione non si applica l'integrazione al minimo e che tali pensioni sono integralmente cumulabili con i redditi da lavoro. Per effetto dell'introduzione della finestra mobile (articolo 12, comma 3, Dl 78/2010), la decorrenza dei trattamenti di vecchiaia e di anzianità derivanti da totalizzazione saranno messi in pagamento trascorsi 18 mesi dalla maturazione dei requisiti. La pensione totalizzata costituisce un unico trattamento e gli eventuali aumenti a titolo di adeguamento all'inflazione (fermi negli anni 2012/2013 per effetto dell'articolo 24, comma 25, Dl 201/2011, per importi superiori a € 1.441,59) sono liquidati con riferimento al trattamento unico complessivamente considerato e la maggior quota verrà ripartita a carico delle singole gestioni previdenziali interessate.
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Il Punto


Il calcolo contributivo
può rivelarsi vantaggioso
Le modalità di liquidazione del trattamento pensionistico derivante da totalizzazione sono quelle del sistema contributivo, così come disciplinate dal Dlgs 180/1997 relativamente agli optanti a tale sistema. Pertanto, le gestioni previdenziali interessate - ciascuna per la propria parte e con le proprie regole di calcolo - determineranno l'importo pro quota in funzione ai periodi assicurativi accreditati. Da ciò deriva che ogni ente costruirà il montante contributivo individuale sulla base delle informazioni in proprio possesso senza tener conto delle retribuzioni registrate nelle altre gestioni. Qualora l'assicurato abbia raggiunto in una gestione i requisiti minimi richiesti da quest'ultima per la liquidazione di un trattamento pensionistico autonomo, il pro quota sarà calcolato - in deroga al sistema contributivo - con il sistema di computo previsto dall'ordinamento della predetta gestione e quindi con le regole del sistema retributivo o misto.
I benefici
Ne deriva che il ricorso alla totalizzazione non necessariamente risulta essere penalizzante; talvolta ricorrere alla totalizzazione (ad esempio, quando si è raggiunta l'età per l'ottenimento della pensione di vecchiaia) - oltre a non essere oneroso a differenza delle ricongiunzioni - può essere conveniente rispetto alla riunificazione delle singole posizioni previdenziali: il tutto dipende dall'importo delle retribuzioni e dalle relative contribuzioni. Inizialmente, con la totalizzazione era possibile conteggiare solo i periodi contributivi non inferiori a 6 anni; successivamente, con la riforma Damiano, tale limite era stato dimezzato fino a essere definitivamente abolito con la riforma Monti-Fornero.
Per le pensioni totalizzate, cui è applicabile il sistema contributivo (e quindi in assenza di un diritto autonomo), occorre far riferimento a tutte le retribuzioni effettivamente percepite dall'iscritto. Poiché il concetto di montante è tipico per quei soggetti che hanno una quota di pensione contributiva, essendo legato a una percentuale della retribuzione percepita, rivalutata per la variazione media quinquennale del Pil dal 1996, per le anzianità precedenti occorrerà ricostruire virtualmente il montante pregresso. A tal fine saranno necessarie le retribuzioni erogate e, su queste, applicare l'aliquota di contribuzione prevista tempo per tempo. La riforma Dini ha introdotto il concetto di massimale contributivo per i soggetti privi di anzianità al 31 dicembre 1995; al superamento di una determinata soglia (stabilita in 132 milioni di lire per il 1996; ndr: 68.172,31 euro) non è più dovuta la contribuzione previdenziale. I soggetti optanti, nonché coloro che totalizzeranno, si vedranno conteggiare le retribuzioni nei limiti di tale massimale - appositamente ricalcolato dall'Istat per gli anni precedenti il 1996 - ai fini della costruzione del montante pregresso. Al montante così calcolato andrà aggiunto quanto accantonato annualmente. A fine carriera lavorativa, l'importo così calcolato verrà trasformato in rendita previdenziale attraverso i coefficienti di trasformazione previsti dalla Legge Dini. Tali coefficienti sono stati rivisti dal 1° gennaio 2010, in base alla legge 247/2007. Per effetto della manovra estiva 2010 nonché del decreto Salva Italia, tali coefficienti, a decorrere dal 2013 saranno rivisti ogni tre anni in funzione dell'aumento della speranza di vita registrato dall'Istat; dal 2019, l'adeguamento sarà effettuato con cadenza biennale. Il coefficiente attualmente previsto per i 65enni (pari a 5,62%), trasformato in divisore, equivale a 17,79, da cui deriva una speranza di vita media pari a oltre 82 anni e 9 mesi.
La capitalizzazione
Il sistema contributivo è un sistema a capitalizzazione; cioè i contributi versati nel corso della vita lavorativa verranno "restituiti" sottoforma di pensione all'atto del collocamento a riposo. Un allungamento della vita, in assenza di un adeguamento al rialzo del requisito di accesso al trattamento pensionistico, dovrebbe comportare - di conseguenza - un minor assegno. Per quanto riguarda la liquidazione del trattamento pensionistico di inabilità, lo stesso può essere conseguito in base ai requisiti richiesti nella forma pensionistica dove il lavoratore risulta iscritto al momento del verificarsi dello stato inabilitante con gli eventuali benefici previsti dal proprio ordinamento.
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Per una visione di sintesi si rinvia alla tabella allegata

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