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L'esperto risponde
DICHIARAZIONE IRPEF
Il familiare a «carico» porta la detrazione
Una coppia di genitori – non uniti in matrimonio, ma conviventi – ha due figli, regolarmente riconosciuti. Uno dei due ragazzi, appena maggiorenne, per necessità di studio vive attualmente all'estero e ha la disponibilità di una significativa somma di buoni ordinari del tesoro, il cui reddito viene tassato alla fonte in Italia, a titolo definitivo. Le detrazioni per familiari a carico (articolo 12 del Tuir) sono conseguite in relazione a entrambi i figli e suddivise al 50% fra i genitori, mentre la deduzione/detrazione (articoli 10 e 15 del Tuir) delle spese viene attribuita interamente a un solo genitore che ne sostiene il relativo onere. La situazione descritta è coerente con le norme che consentono i benefici fiscali citati?P.F. – AREZZO

Avere uno o più familiari a carico rappresenta – in ambito fiscale – una significativa "risorsa" in termini di risparmio d'imposta, che l'articolo 12 del Tuir (Dpr 917/1986) riconosce, sotto forma di detrazione, senza presupporre il sostenimento di alcuna spesa o onere particolare.
Fondamentalmente, è richiesta l'esistenza di un rapporto di parentela fra il beneficiario del risparmio e l'altro soggetto che la norma individua:
1) nel coniuge non legalmente ed effettivamente separato (lettera a, articolo 12 del Tuir);
2) nei figli, compresi i naturali riconosciuti, gli adottivi,gli affidati o affiliati (lettera c, articolo 12 del Tuir );
3) negli altri familiari, che la lettera d (sempre dell'articolo 12 del Tuir), per rinvio all'articolo 433 del Codice civile, circoscrive ai genitori e discendenti/ascendenti prossimi, anche naturali; adottanti; generi e nuore; suocero/suocera; fratelli e sorelle, anche unilaterali.
Conviventi e non
Questi familiari, per essere considerati fiscalmente a carico, devono possedere un reddito lordo non superiore a 2.840,51 euro, con l'ulteriore condizione – per gli "altri familiari" di cui all'elenco indicato sopra – che convivano con il contribuente oppure ricevano da lui assegni alimentari non risultanti da provvedimento dell'autorità giudiziaria.
La convivenza non è richiesta in relazione ai figli (come anche per il coniuge) e neppure rileva che i figli stessi siano maggiorenni oppure coniugati, magari con prole. Anzi, in tale ipotesi il contribuente potrà assumere fiscalmente a carico, oltre al proprio figlio, anche la nuora e il nipote (o i nipoti) , a condizione che, in quanto rientranti nel novero di "altri familiari", convivano con il rispettivo suocero/nonno o ricevano dallo stesso un assegno alimentare (risoluzione 461/E/ 2008).
La prova della convivenza o della erogazione dell'assegno alimentare può essere fornita mediante autocertificazione oppure con qualsiasi altro mezzo probatorio, come, a esempio, l'intestazione di utenze domestiche, contabili bancarie, un contratto di locazione (circolari 95/E/ 2000, paragrafo 3.1.3; 18/E/ 2009, paragrafo 1).
Il coniuge legalmente ed effettivamente separato – che non può essere considerato fiscalmente a carico, in base alla lettera a dell'articolo 12 del Tuir – può consentire la detrazione alternativa, di cui alla successiva lettera d, come "altro familiare" (la circolare 7/E/ 2001 ha significativamente affermato che il coniuge, in ipotesi di separazione legale, finché non intervenga la sentenza di divorzio, rientra fiscalmente tra i familiari che sono individuati dal comma 5 dell'articolo 5 del Tuir).
Il beneficiario
Non ricorre alcuna preclusione perché il beneficio fiscale possa essere conseguito contemporaneamente con riferimento a ciascuna delle tre categorie di familiari individuate. Al pari del reddito del familiare a carico, riveste un'imprescindibile importanza quello del contribuente beneficiario, per la quantificazione e concreta spettanza della detrazione rispetto alla detrazione teorica indicata dalla norma.
In entrambi i casi occorre fare riferimento al reddito trascritto al rigo RN1 di Unico, apportandovi gli adattamenti di seguito indicati.
Come già anticipato, il familiare non deve possedere un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, computando gli oneri deducibili e la rendita catastale dell'abitazione principale (circolare 1/E/2008). In via di principio (circolare 55/E/2002), non rilevano ai fini del limite in questione i redditi soggetti a tassazione separata, a imposta sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, in quanto non concorrono alla formazione del reddito complessivo (articolo 3 del Tuir). Rilevano invece – per espressa deroga normativa al principio citato – il reddito d'impresa o di lavoro autonomo conseguito nel regime dei minimi (al netto degli oneri contributivi), quello da locazione immobiliare con opzione per la cedolare secca (entrambi assoggettati a imposta sostitutiva), come pure la quota esente di reddito da lavoro dipendente prestato in zona di frontiera (comma 3, articolo 38, della legge 146/98), nonché circoscritte tipologie retributive (escluse solitamente da prelievo Irpef) corrisposte da enti e organismi internazionali, rappresentanze diplomatiche e consolari, dalla Santa sede e da enti centrali della Chiesa cattolica.
Il reddito del contribuente beneficiario della detrazione (determinante per la quantificazione di quest'ultima) si assume al lordo degli oneri deducibili, ma al netto della rendita catastale dell'abitazione principale e delle sue pertinenze (comma 4-bis, articolo 12 del Tuir). A esso va aggiunta, in base al comma 3, articolo 8 del Dm 14 marzo 2012, la eventuale quota di reddito d'impresa resa esente, in funzione di aiuto alla crescita economica (Ace), dall'articolo 1 del Dl 201/2011. Come per il familiare, anche in questo caso va computato il reddito da locazione assoggettato a cedolare secca (circolare 26/E/2011, punto 5), mentre sono esclusi i redditi soggetti a tassazione separata, imposta sostitutiva o ritenuta alla fonte a titolo d'imposta.
Rilevanza dei «tempi»
Il reddito complessivo si intende riferito all'intero periodo d'imposta, a prescindere dal momento in cui è stato prodotto (il figlio con un reddito lordo di 3.000 euro conseguito a fine dicembre 2011 per un'attività occasionale non può essere considerato fiscalmente a carico per tale anno). Al contrario, la misura della detrazione va quantificata (comma 3, articolo 12 del Tuir) in rapporto al numero dei mesi (non rilevano i giorni) in cui si verifica il presupposto per la qualificazione del familiare fiscalmente a carico (per esempio, la nascita di un figlio il 13 ottobre 2011 attribuisce una detrazione pari a tre dodicesimi), fatte salve le regole più favorevoli previste per alcune detrazioni aggiuntive.
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Il Punto



Se un genitore non rinuncia
per i figli si divide al 50%
I criteri che attribuiscono il riconoscimento delle detrazioni per figli a carico coinvolgono una casistica più composita e ricorrente rispetto ai "bonus" per il coniuge o per altri familiari.
Il beneficio deve essere ripartito fra i genitori non separati nella misura del 50% ciascuno; ma, previo accordo (anche soltanto informale) fra gli stessi, può essere attribuito per intero (non essendo consentite percentuali diverse da 50 e 100) esclusivamente a quello con un reddito più elevato.
In caso di separazione legale o di cessazione degli effetti del matrimonio, l'intera detrazione spetta al genitore affidatario, mentre verrà applicato normalmente il 50% per ciascun coniuge in caso di affidamento congiunto. Anche in questa situazione valgono i medesimi criteri di ripartizione volontaria previsti per i genitori coniugati, ma con una significativa eccezione di favore, consistente nella possibilità, per il genitore affidatario esclusivo (o in affidamento congiunto), di devolvere all'altro la detrazione non fruibile (in tutto o in parte) per limiti di reddito.
Imposta incapiente
La circolare 34/E/2008, integrando i chiarimenti della circolare 15/E/2007, ha specificato che per «limite di reddito» s'intende un'imposta incapiente, inidonea ad assorbire (per effetto di oneri deducibili/detraibili) il beneficio fiscale, che potrà essere attribuito, quindi, all'altro genitore; in tale evenienza, a nulla rileva, a differenza del criterio ordinario sopra evidenziato, che quest'ultimo sia eventualmente titolare di un reddito inferiore.
La circolare 15/E ha precisato che in questo caso la rinuncia alla detrazione non opera automaticamente, ma presuppone un dettagliato accordo (anch'esso, si ritiene, informale) fra i coniugi separati. È previsto, inoltre, che il genitore beneficiario riversi all'altro un importo pari alla detrazione non fruita, ma la disposizione può essere liberamente derogata.
Situazioni e criteri
In presenza di più figli fiscalmente a carico, l'attribuzione della detrazione al coniuge con reddito più elevato non può riguardare soltanto alcuni di essi, ma deve estendersi a tutti i figli; la diversificazione nella ripartizione della detrazione può essere operata soltanto in relazione a figli nati da genitori differenti (circolare 20/E/ 2011 paragrafo 5).
Nel silenzio della norma, un altro importante chiarimento viene fornito – dalla citata circolare 15/E – riguardo ai figli di genitori non coniugati, per i quali vengono affermate le medesime regole di detrazione previste per i figli di genitori separati (qualora vi siano stati provvedimenti dell'autorità giudiziaria), oppure le regole generali qualora i genitori vivano more uxorio: intuibilmente, è richiesto che essi abbiano riconosciuto i figli naturali.
Un'ulteriore evenienza, che si ritiene alquanto frequente, attiene all'ipotesi di genitore non coniugato, con figlio non riconosciuto dall'altro genitore naturale, che si sposa successivamente con un soggetto diverso. In tale ipotesi, quest'ultimo non potrà beneficiare della detrazione per figlio a carico, ancorché provveda al suo mantenimento, poiché non sussiste tra loro un rapporto di parentela o di affiliazione (circolare 34/E/2008 paragrafo 1).
Contribuenti stranieri
In deroga al comma 3 articolo 24 Tuir, anche ai cittadini stranieri, comunitari ed extracomunitari, che assumono una soggettività tributaria in Italia, è stata riconosciuta la possibilità – dall'articolo 1, comma 1324 della legge 296/2006 (con effetti prorogati fino al 2011) – di conseguire le detrazioni per i figli a carico (nonché per gli altri familiari) che siano residenti all'estero.
In particolare, per i soggetti extracomunitari il decreto attuativo 149/2007 ha previsto la predisposizione di una specifica documentazione (da produrre al sostituto d'imposta, in base al comma 2, articolo 23, del Dpr 600/73, o da conservare in caso di dichiarazione dei redditi) idonea ad attestare il possesso dei requisiti previsti, mentre per i soggetti comunitari (o che siano appartenenti ad uno Stato aderente all'accordo sullo spazio economico europeo) gli adempimenti documentali possono essere surrogati da una autocertificazione (circolare 34/E/ 2008, paragrafi 2 e 3).
È appena il caso di evidenziare, infine, che anche i familiari a carico non residenti vanno identificati attraverso l'attribuzione del codice fiscale, che il contribuente potrà richiedere all'Amministrazione finanziaria secondo le modalità richiamate dalla circolare 15/E/2008 paragrafo 1.2.
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Per una visione di sintesi si rinvia alla tabella allegata

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