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PREVIDENZA
I conti in tasca al riscatto di laurea
Sto riscattando il corso legale di laurea. Ho però diversi dubbi sul valore di tale scelta, soprattutto dopo la riforma Monti sulle pensioni. Vorrei avere da voi un orientamento per valutare se mi convenga o meno proseguire.Inoltre, ho fatto anche il servizio militare e credo che tale periodo valga ancora. Ma ho dei dubbi. Avevo sentito dire che entrambi, laurea e militare, non valgono più per il diritto, ma soltanto per il calcolo della pensione. Potete spiegarmi bene come stanno le cose?A.G. – BERGAMO


Molti lettori si chiedono se valga ancora oggi la pena di riscattare la laurea impegnandosi a sostenere un onere finanziario spesso considerevole a fronte di una pensione che si prospetta sempre più lontana e sempre meno ricca.
Oggi più che mai è necessario ponderare attentamente tutti i pro e i conto prima di decidere. Di certo, la convenienza del riscatto va valutata anche (e soprattutto) in riferimento alla collocazione temporale dei periodi di studio riscattati. Prima o dopo il 1996 fa una bella differenza, con i sistemi di calcolo retributivo, misto o contributivo. In particolare, va ricordato che la legge Salva Italia (214/2011), all'articolo 24, comma 11, ha previsto per i soggetti contributivi puri (cioè quelli senza alcuna anzianità contributiva antecedentemente il 1° gennaio 1996) la possibilità di accedere al trattamento pensionistico a un'età inferiore rispetto alla generalità dei lavoratori, ferma restando la possibilità di cessare al compimento dell'anzianità contributiva prevista tempo per tempo (ex 40 anni). Di fatto, oltre alla pensione di vecchiaia e quella anticipata, solo per i contributivi puri è prevista una pensione anticipata - a domanda - al compimento di un'età anagrafica inferiore di tre anni rispetto al requisito richiesto per l'ottenimento della pensione di vecchiaia. Tali requisiti subiranno l'adeguamento alla speranza di vita. I soggetti contributivi potranno conseguire la rendita pensionistica al compimento del requisito anagrafico di sessantré anni con almeno venti anni di contribuzione effettiva. A tal fine sarà utile solo la contribuzione obbligatoria, volontaria e da riscatto con esclusione di quella accreditata figurativamente a qualsiasi titolo. L'importo dell'assegno pensionistico dovrà essere non inferiore a 2,8 volte l'assegno sociale (per il 2012 circa 1.200 euro).
Il riscatto di un periodo, collocato temporalmente prima del 1996, facendo mutare il sistema di calcolo da contributivo a misto, comporterà l'impossibilità per l'interessato di poter accedere al pensionamento in modo anticipato. Qualora il soggetto optasse per il riscatto - precludendosi la possibilità di accedere alla pensione con un'età anagrafica inferiore - otterrà un assegno di maggior importo legato alla quota A e/o B di pensione.
I soggetti, che dal riscatto non vedranno mutare il proprio sistema di calcolo, avranno un importo maggiore di pensione e, al ricorrere di determinate condizioni, potranno accedere alla pensione anticipata.
L'iter del riscatto
Novità più favorevoli agli assicurati sono state previste dall'articolo 1, comma 77, della legge n. 247/2007, che ha introdotto i commi 4-bis, 5-bis e 5-ter all'articolo 2 del Dlgs n. 184/1997. Queste disposizioni si applicano alle domande presentate dal 1° gennaio 2008. Il comma 4-bis prevede che gli oneri da riscatto possono essere versati in unica soluzione o in 120 rate mensili senza interessi. Naturalmente l'interessato può sempre estinguere il debito anticipatamente e senza penalizzazioni.
Ai sensi del comma 5-bis, la facoltà di riscatto può essere esercitata anche dai soggetti non iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, che non abbiano iniziato l'attività lavorativa. Ci si riferisce a coloro che, al momento della domanda, non risultino essere stati mai iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza, inclusa la Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 335/1995.
L'onere dei periodi di riscatto, per coloro che non hanno mai lavorato, è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 233/1990, moltiplicato per l'aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell'assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti.
L'onere di riscatto deve essere quindi determinato sul minimale degli artigiani e commercianti vigente nell'anno di presentazione della domanda e in base all'aliquota contributiva vigente, nel medesimo periodo, nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti.
La deducibilità fiscale
Il contributo è fiscalmente deducibile dall'interessato; se l'interessato non ha un reddito personale, il contributo potrà essere posto in detrazione, al 19%, dall'imposta dal genitore che ha il figlio a carico.
Il contributo è versato all'Inps in apposita evidenza contabile separata del Fpld e viene rivalutato secondo le regole del sistema contributivo, con riferimento alla data della domanda. Il montante maturato è trasferito, a domanda dell'interessato, presso la gestione previdenziale nella quale l'interessato sia o sia stato iscritto.
Chi ha lavorato
Per coloro che hanno dei contributi versati, per i periodi antecedenti al 31 dicembre 1995, il calcolo seguirà le regole proprie della riserva matematica ex articolo 13 della legge n. 1338/1962, mentre per i periodi successivi al 1°gennaio 1996 dovrà tenersi conto della retribuzione dei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda e dell'aliquota contributiva di finanziamento vigente, alla medesima data, nel regime ove opera il riscatto.
La pensione
L'onere di riscatto di periodi che si collochino anteriormente al 1° gennaio 1996, chiesti da soggetti non iscritti ad alcuna gestione previdenziale obbligatoria, sarà determinato secondo il calcolo percentuale proprio del sistema contributivo. La valutazione del periodo a fini pensionistici sarà anch'essa di tipo contributivo e i periodi così riscattati non daranno luogo al passaggio dal sistema contributivo a quello misto fino al 31 dicembre 2011, dato che dal 1°gennaio 2012 vi è il contributivo pro rata per tutti (riforma Monti, legge 214/2011).
Invece, per coloro che hanno dei contributi versati al momento della domanda di riscatto della laurea, gli stessi andranno a realizzare l'applicazione del sistema retributivo o misto, a seconda che siano in grado di far raggiungere 18 anni di contributi o meno al 31 dicembre 1995.
È da sottolineare che i periodi riscattati ai sensi dei commi da 5 a 5-bis del Dlgs n. 184/1997 e, quindi, in deroga a quanto previsto dall'articolo 1, comma 7, della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono utili ai fini del raggiungimento del diritto alla pensione contributiva.
Deve intendersi che questa valenza riguarda anche i periodi riscattati relativi a domande presentate antecedentemente alla data del 1° gennaio 2008.
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Il Punto



L'accredito di maternità
anche per chi non lavora
I periodi di servizio militare, obbligatorio o volontario, prestato nelle Forze Armate Italiane, compresa l'Arma dei Carabinieri, e quelli ad esso equiparati sono utili, a domanda dell'interessato, per determinare il diritto e la misura di tutti i trattamenti pensionistici. Per poter ottenere l'accredito figurativo, è necessario che il periodo sia scoperto di contribuzione obbligatoria; inoltre, è necessario anche il possesso di almeno un contributo obbligatorio effettivamente versato anche se successivo al periodo di servizio militare o riferito a un rapporto di lavoro svolto all'estero in un Paese legato all'Italia da convenzione in materia di sicurezza sociale.
I contributi figurativi per servizio militare possono essere accreditati solo per i periodi privi di contribuzione, cioè non possono essere accreditati per i periodi già coperti, totalmente o parzialmente, da contribuzione obbligatoria o volontaria.
I contributi accreditati sono utili per determinare il diritto e la misura di tutti i tipi di pensione e in particolare: pensione di vecchiaia, anticipata, di invalidità, assegno ordinario di invalidità, inabilità, ai superstiti; sono escluse quelle a carattere assistenziale, pensione sociale, assegno sociale, prestazioni concesse agli invalidi civili, il cui diritto è slegato dal possesso di contribuzione.
Inoltre, il servizio militare accreditato è valido per l'acquisto del diritto alle prestazioni antitubercolari e all'indennità di disoccupazione. La richiesta di accredito può essere presentata in qualsiasi momento della vita assicurativa senza alcun termine di prescrizione.
L'astensione
Sono accreditabili a domanda i periodi di astensione obbligatoria dal lavoro, anche in caso di anticipazione (per grave rischio per la madre o il bambino) o di prolungamento dopo il parto (per lavori gravosi).
Tali periodi sono utili per il diritto e per la misura di tutte le pensioni e anche per il diritto e per la misura dell'assistenza sanatoriale e dell'indennità di disoccupazione.
Possono essere accreditati figurativamente periodi non coperti da contribuzione obbligatoria. Se l'evento è avvenuto dal 1° gennaio 2000, è data facoltà di fruire dell'assenza obbligatoria per maternità e quindi ottenere l'accredito dei contributi figurativi per il mese precedente la data presunta del parto e i 4 mesi successivi al parto (complessivamente 22 settimane), se viene attestato che la permanenza in attività non arreca pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
Se il parto si sia verificato prima della data presunta (parto prematuro), i giorni di astensione obbligatoria non fruiti prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria spettante dopo il parto. Il periodo complessivo non può comunque essere superiore a 5 mesi. Il periodo da riconoscere figurativamente si deve collocare nell'ambito di un rapporto di lavoro per il quale sussista l'obbligo del versamento dei contributi nell'assicurazione generale obbligatoria.
Possono essere accreditati, a domanda, i contributi figurativi, per la durata corrispondente a quella dell'astensione obbligatoria (congedo di maternità), anche per i periodi maternità che si sono verificati al di fuori di un rapporto di lavoro, indipendentemente dal periodo in cui si è verificato l'evento e dalla circostanza che lo stesso si sia verificato prima o dopo un rapporto di lavoro.
La possibilità di accredito dei periodi di maternità al di fuori del rapporto di lavoro è stata introdotta dall'articolo 14, comma 3, del Dlgs 30 dicembre 1992, n. 503 ed era limitata agli eventi che si fossero verificati successivamente al 1° gennaio 1994 e che l'assicurato potesse far valere 5 anni di contributi versati per effettiva attività lavorativa (circolare 167 del 13 giugno 1995).
Il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (entrato in vigore il 27 aprile 2001) ha disposto all'articolo 86, comma 2, lettera j), l'annullamento della norma prevista dall'articolo 14, comma 3, del Dlgs 503 del 30 dicembre 1992; all'articolo 25, comma 2, la possibilità di riconoscere "figurativamente" i periodi di maternità intervenuti al di fuori del rapporto di lavoro a condizione che il lavoratore possa far valere almeno 5 anni di contributi versati per attività lavorativa subordinata.
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Per una visione di sintesi si rinvia alla tabella allegata

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