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L'esperto risponde
TERZO SETTORE
Donazioni alle Onlus, un doppio binario per i benefici fiscali
Sono presidente di una Onlus iscritta all'anagrafe tenuta dalla direzione regionale delle Entrate. Mi è stato riferito che il Codice del Terzo settore è in parte già applicabile al mio ente e in parte lo sarà dall'anno prossimo. Quali sono le novità che partono fin da quest'anno e che cosa devo fare per renderle operative? Inoltre, che cosa devo fare per trasformare il mio ente e come mi devo preparare per le disposizioni che entreranno in vigore nel 2019?
M. L. - GENOVA


Il legislatore ha fatto una scelta importante sulle Onlus: le ha ritenute “degne di fiducia” (in fondo sono controllate direttamente dall'agenzia delle Entrate) e le ha poste in prima fila, avvantaggiandole e promuovendo un regime transitorio e un passaggio “semplificato” dall'anagrafe delle organizzazioni non lucrative al Registro unico nazionale del Terzo settore, che sarà prossimamente istituito.
A partire dal 1° gennaio del 2018, le Onlus (oltre a organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale) possono già utilizzare una serie di norme agevolative di natura fiscale, con l'importante vantaggio di provarne la solidità con un anno di anticipo rispetto a tutte le altre organizzazioni. Mentre dal 2019 saranno poi inserite nel Registro unico nazionale del Terzo settore, anche se il passaggio non avverrà in maniera automatica come per il volontariato e le associazioni di promozione sociale.

Liberalità e social bonus
Già dall'inizio di quest'anno le Onlus possono comunicare ai propri donatori le due novità salienti sul versante fiscale: le migliori condizioni di risparmio in caso di erogazione liberale e l'introduzione del social bonus.
Sul primo punto, la norma è chiara. A partire dalle erogazioni liberali effettuate nel 2018 e dichiarate nel 2019, le persone fisiche possono detrarre il 30% degli importi donati fino a un massimo di 30mila euro. Per non danneggiare i cosiddetti “major donors” (donatori di grande capacità reddituale ed evidentemente ad alta propensione di donazione), è previsto che – in alternativa alla detrazione – si possa optare per la stessa misura di deduzione riconosciuta anche ad aziende ed enti non profit. Vale a dire una deduzione senza limiti assoluti e con il solo tetto del 10% del reddito complessivo dichiarato. Inoltre, è previsto che se, in virtù di altre agevolazioni, il reddito non fosse sufficiente a consentire la deduzione di tutta l'erogazione, la parte di cui non si è fruito possa essere portata in avanti per le successive quattro annualità.
Questi limiti valgono sia per le erogazioni in denaro che per quelle in natura, tra le quali non sono però compresi i servizi; sarà infatti emanato un decreto per individuare i “beni in natura” che danno diritto a detrazione o deduzione.
Il vantaggio per le Onlus, rispetto al passato, è che non esiste il tetto assoluto di 70mila euro in vigore dal 2005 al 2017. E non è necessario che l'organizzazione dichiari di tenere una contabilità in partita doppia, che le consenta di produrre a fine anno un vero e proprio bilancio.
Gli obblighi di bilancio – ancora oggetto di correzione – non sono più correlati al regime di defiscalizzazione delle erogazioni liberali. Una Onlus che ha entrate non superiori a 50mila euro (limite oltre il quale, in base alla vecchia norma, l'ente deve “produrre” un bilancio) può dunque già far sfruttare ai propri donatori (persone fisiche) la deducibilità in luogo della detraibilità.
In relazione al social bonus, la normativa prevede che gli enti del Terzo settore possano essere assegnatari di immobili pubblici da recuperare o di beni confiscati alla criminalità. Per il recupero degli immobili, ai donatori delle organizzazioni si riconosce un credito d'imposta del 65% (persone fisiche) e 50% (soggetti Ires), rispettivamente nei limiti del 15% del reddito complessivo dichiarato e del 5 per mille dei ricavi. Alla stregua del più maturo “art bonus”, di cui ricalca il funzionamento, il credito d'imposta viene fruito in tre anni, in tre quote annuali; e sussistono diversi oneri di comunicazione in capo all'organizzazione, da svolgere anche attraverso il sito istituzionale dell'ente, oltre che per mezzo di un portale che verrà predisposto dall'amministrazione pubblica.

Passaggio di «qualifica»
Quanto al passaggio da Onlus a ente del Terzo settore, nel quesito i l lettore usa il termine di “trasformazione”. Ma dal punto di vista strettamente giuridico, non si tratta proprio di una “trasformazione”: potremmo invece parlare di un'uscita (forzosa) da un profilo fiscale (com'è quello delle Onlus), causata dall'abrogazione delle norme prevista per la fine di quest'anno. Così, dall'inizio del 2019 non esisteranno più le Onlus in quanto tali, ma ci saranno enti (già Onlus) con una particolare fisionomia da legislazione speciale (cioè “enti del Terzo settore”). La fine del regime Onlus e l'inizio di quello completo degli enti del Terzo settore dipendono dall'effettiva operatività del Registro unico nazionale e dall'autorizzazione della Commissione europea in rapporto ad alcune agevolazioni fiscali.
Per guidare l'ente a un passaggio “morbido”, si possono considerare alcuni spunti di riflessione. La prima indicazione è che lo statuto (la sua modifica, il suo adeguamento alle nuove norme) rappresenta – in ordine di tempo – l'ultimo dei pensieri di chi amministra una Onlus. Le organizzazioni possono continuare a usare il vecchio regime e a sovrapporvi (solo per alcune disposizioni) quello nuovo, a patto di modificare lo statuto entro 18 mesi dall'entrata in vigore del Codice del Terzo settore (Dlgs 117/2017), quindi entro i primi giorni di febbraio 2019.
La seconda indicazione riguarda la parte più complessa ma anche più sfidante della normativa tributaria, quella relativa all'articolo 79 del Codice, che definisce i confini di non commercialità tanto delle singole attività quanto dell'ente.
Nel corso di quest'anno, le Onlus potranno disegnare diversi scenari per capire se modificando le attività e la loro modalità di conduzione (per corrispettivi, gratuitamente, eccetera) manterranno la qualifica di enti non commerciali; o se, in presenza di grandi opportunità di mercato, sarà preferibile utilizzare il profilo di impresa sociale anche attraverso uno spin-off per specifici rami aziendali.
La complessità dell'analisi è proporzionale a quella della struttura e delle attività dell'organizzazione.
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