Il cambio di destinazione e il nodo della sospensione
Un soggetto è proprietario di un immobile sito in una zona agricola, adibito in parte a ristorante (500 mq circa). In seguito alla crisi, avendo chiuso l'attività di ristorazione, fa richiesta per il cambio di destinazione d'uso adibendo l'immobile a deposito agricolo, come pertinenza della propria prima casa. All'atto della presentazione della variazione d'uso, il catasto impedisce la trasformazione dell'attuale locale C/1 (ristorante) in categoria C/2 (deposito), sostenendo che l'attuale destinazione d'uso vada censita in categoria speciale D/7 per il superamento dei requisiti minimi di deposito in C/2. In qualità di tecnico redattore della pratica sostengo che la sospensione non trova giustificazione, in quanto nella stessa zona non esistono immobili di categoria assimilabili alla destinazione speciale richiesta dal catasto, con ripercussioni sul principio di ordinarietà catastale come dettato anche dalla circolare 4/T/2006. Chi ha ragione?
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