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L'esperto risponde
DICHIARAZIONE DEI REDDITI
Animali da compagnia: i costi veterinari si detraggono al 19%
La mia famiglia, amante della natura e degli animali, qualche tempo fa, dopo aver ristrutturato un vecchio casolare di campagna con annesso terreno, ha deciso d'intraprendere una piccola attività agricola dedita alla coltivazione di prodotti ortofrutticoli e all'allevamento di diversi animali (capre, galline, mucche). Possedendo anche un paio di cani e di gatti, vorremmo sapere se è possibile beneficiare di qualche agevolazione fiscale qualora avessimo bisogno di una visita veterinaria e dovessimo acquistare dei prodotti necessari al loro benessere fisico. In caso affermativo, chiediamo come indicare le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi e quale documentazione dobbiamo conservare.
I.P. - PISA


Una detrazione Irpef del 19% delle spese veterinarie sostenute nell'anno fino a un importo massimo di 387,34 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro. Ecco il bonus previsto dall'articolo 15, comma 1, lettera c-bis, del Tuir. Introdotta dall'articolo 32 della legge 21 novembre 2000, n. 342, la detrazione è efficace dal gennaio del 2001 e, nella sostanza, può consentire un risparmio d'imposta annuale di 49,06 euro (cioè il 19% di 258,23 euro, che è l'importo massimo al netto della franchigia citata).
Il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti (circolare 55/E del 14 giugno 2001, paragrafo 1.4.2). Possono fruire dell'agevolazione tutti i contribuenti che abbiano sostenuto la spesa, anche se non sono proprietari dell'animale (si veda, ancora , la circolare 55/E del 14 giugno 2001, ma pure la 7/E del 4 aprile 2017). Non è prevista, invece, la possibilità di detrarre le spese veterinarie sostenute dal familiare fiscalmente a carico.

Spese ammesse e no
L'agenzia delle Entrate (con la circolare 7/E/2017) ha ribadito che la detrazione spetta per le spese sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva. Non spetta, invece, per le spese sostenute per la cura di animali destinati all'allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare, né per la cura di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell'esercizio di attività commerciali o agricole, e neppure in relazione ad animali utilizzati per attività illecite (Dm 289 del 6 giugno 2001).
Sono qualificabili come “spese veterinarie” ammesse alla detrazione quelle relative a:
• prestazioni professionali rese dal veterinario (si veda la circolare 207/E del 16 novembre 2000, paragrafo 1.5.3);
• acquisto di medicinali prescritti dal veterinario (circolare 55/E/2001) e definiti dall'articolo 1 del Dlgs 193 del 2006;
• analisi di laboratorio e interventi presso cliniche veterinarie.
Come per gli integratori alimentari umani (si veda in proposito la risoluzione 396/E del 22 ottobre 2008), le spese sostenute per i mangimi speciali per animali da compagnia, anche se prescritti dal veterinario, non sono ammesse alla detrazione poiché non siamo in presenza di farmaci, ma di prodotti appartenenti all'area alimentare.

La documentazione
La documentazione giustificativa delle spese veterinarie è rappresentata da:
• fatture relative alle prestazioni professionali del medico veterinario (rilasciate a norma dell'articolo 21 del Dpr 633 del 1972);
• “scontrini parlanti” per l'acquisto dei medicinali;
• autocertificazione attestante che l'animale è legalmente detenuto a scopo di compagnia o per la pratica sportiva.
Nella risoluzione 24/E del 27 febbraio 2017, l'agenzia delle Entrate ha specificato che, ai fini della detraibilità delle spese sostenute per medicinali veterinari, non sia più necessario conservare la prescrizione del medico veterinario, ma sia sufficiente lo scontrino parlante. Ciò, in analogia con quanto previsto dalla legge 296/2006 (Finanziaria 2007), che ha introdotto nuovi obblighi in materia di certificazione delle spese sanitarie relative all'acquisto di medicinali, modificando l'articolo 10, comma 1, lettera b, e l'articolo 15, comma 1, lettera c, del Tuir.
Lo scontrino deve riportare il codice fiscale del soggetto che ha sostenuto la spesa, la natura, la qualità e la quantità dei medicinali acquistati. In particolare, la qualità di farmaco dev'essere attestata dal codice di autorizzazione in commercio (risoluzione 218/E del 12 agosto 2008 e circolare 40/E del 30 luglio 2009). Le Entrate hanno altresì precisato (con la circolare 7/E/2017) che la natura del prodotto “farmaco” può essere identificata anche mediante la codifica FV (farmaco per uso veterinario) utilizzata ai fini della trasmissione dei dati al Sistema tessera sanitaria.
Non rileva il luogo dove sono stati acquistati i medicinali; infatti, la detrazione spetta per l'acquisto di farmaci certificati da scontrino parlante anche se venduti da strutture diverse dalle farmacie, purché a ciò autorizzate dal ministero della Salute (come nel caso di vendita di farmaci generici nei supermercati). L'agevolazione spetta anche per l'acquisto dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica, effettuato online in farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza dalla Regione o dalla Provincia autonoma o da altre autorità competenti, individuate dalla legislazione di Regioni o Province autonome. Al contrario, non è consentita la vendita online di farmaci che richiedono la prescrizione medica.

In dichiarazione
Nei modelli di dichiarazione dei redditi le spese veterinarie sono identificate dal codice identificativo 29 e devono essere indicate, per un importo non superiore a 387,34 euro, nel quadro E del modello 730/2017, in uno dei righi da E8 ad E10. Oppure - in caso di compilazione del modello Redditi Pf/2017, l'indicazione delle stesse spese va effettuata in uno dei righi da RP8 a RP13 del quadro RP.
Le istruzioni di entrambi i modelli di dichiarazione dei redditi stabiliscono che l'importo di spesa riportato deve comprendere le erogazioni indicate nella sezione “Oneri detraibili” (punti da 341 a 352) della Certificazione unica, con il codice onere 29.
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