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Crociere e traghetti: sì al risarcimento da vacanza rovinata
Questa estate ho organizzato un viaggio con la famiglia che prevedeva, come parte principale, una crociera tra i fiordi norvegesi. Al momento dell'arrivo per l'imbarco ci è stato comunicato che la nave sarebbe partita solo il giorno successivo per problemi al motore. Siamo stati costretti, quindi, a pernottare a nostre spese in un hotel nelle vicinanze e abbiamo dovuto rinunciare a una parte del viaggio per rispettare la restante parte del programma. Nonostante le spese per il pernotto siano state ben superiori, la società di navigazione ci ha rimborsato solo 80 euro a notte a persona e si rifiuta di riconoscere altri risarcimenti, come quello per la vacanza rovinata. Può farlo?
S. T. - TORINO


I passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili (fiumi, laghi, canali) interne della Ue godono di una particolare tutela, garantita dal regolamento 1177 del 2010 e dal regolamento 392 del 2009, relativo alla responsabilità dei vettori che trasportano persone via mare in caso di perdite o danni a seguito di un incidente. Grazie a questo insieme di norme i viaggiatori “marittimi” sono tutelati in maniera molto simile a quella prevista a favore di coloro che si muovono in aereo, treno e autobus, sia per il diritto a ricevere adeguate informazioni, prima e durante il viaggio, sia per le forme di protezione in caso di ritardo o annullamento.
Fermo restando che i passeggeri in attesa hanno sempre diritto di ricevere informazioni precise e tempestive sullo stato del loro viaggio, nel caso specifico di cancellazione o ritardo della partenza superiore a 90 minuti, il Regolamento 1177/2010 prevede che ai viaggiatori sia garantita un'adeguata assistenza a terra, comprensiva di pasti e bevande, nonché, se necessario, una sistemazione alberghiera per un massimo di tre notti. Per i traghetti è previsto anche il rimborso del biglietto oppure un trasporto alternativo per giungere a destinazione.
Quando si è optato per il rimborso, esso deve riferirsi al prezzo pagato per il biglietto per la parte o le parti del viaggio non effettuate, e per la parte o le parti già effettuate se il viaggio non serve più allo scopo originario del passeggero; in ogni caso, il rimborso dev'essere effettuato entro sette giorni, in contanti o mediante bonifico bancario o a mezzo assegno. Con il consenso del passeggero, il rimborso può avvenire anche sotto forma di buono e/o altri servizi equivalenti, purché le condizioni di validità e destinazione rimangano flessibili. Quanto agli indennizzi ulteriori, la norma dispone che, a prescindere dal diritto a ricevere comunque la prestazione di trasporto, i passeggeri possono chiedere al vettore una compensazione economica in caso di ritardo all'arrivo, da calcolare in un importo compreso tra il 25 e il 50% del prezzo pagato per il servizio, a seconda dell'importanza del ritardo e sempre che l'evento non sia dovuto a condizioni meteorologiche avverse, a situazioni straordinarie o catastrofi naturali.
Le previsioni appaiono piuttosto rigide nei confronti degli operatori, ma possono essere in parte ammorbidite dai singoli Stati Ue, essendo loro concesso di esonerare dall'applicazione del regolamento i servizi passeggeri previsti dagli obblighi di servizio pubblico o da contratti di servizio pubblico o dai servizi integrati.
Ai vettori, infine, viene concesso di introdurre alcuni limiti agli indennizzi e al valore economico dell'assistenza a terra: così, per i primi, può essere fissata una soglia minima - fino a 6 euro - al di sotto della quale la compensazione economica non è prevista, mentre per le sistemazioni alberghiere il costo complessivo, escluso il trasporto tra il terminale portuale e il luogo di sistemazione, può essere limitato a 80 euro a notte, per un massimo di tre notti. Le limitazioni citate, peraltro, non impediscono che siano chiamati a rispondere in solido degli obblighi anche i soggetti terzi a cui i vettori hanno eventualmente affidato la materiale esecuzione del contratto, quali vettori “di fatto”, venditori di biglietti, agenti di viaggio, operatori turistici.
Le disposizioni esaminate lasciano comunque impregiudicato il diritto dei passeggeri di ricorrere ai tribunali nazionali per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla cancellazione o ritardo dei servizi di trasporto, e ciò anche a norma della direttiva 90/314/Cee, del 13 giugno 1990, concernente i viaggi, le vacanze e i circuiti “tutto compreso”. In effetti, qualora il viaggio per nave risultasse “parte” di un più ampio “pacchetto di viaggio”, la tutela del passeggero ne risulterebbe significativamente rafforzata, potendo chiedere al vettore, nonché all'agenzia di viaggio e/o al tour operator, anche il risarcimento del danno da “vacanza rovinata”, che il Codice del turismo ( Dlgs 79/2011) disciplina all'articolo 47. Il viaggiatore ha diritto di essere risarcito del danno connesso al tempo di vacanza trascorso inutilmente o all'irripetibilità dell'occasione persa, senza dover fornire alcuna particolare prova, posto che la sussistenza del pregiudizio è di desumibile dalla semplice mancata realizzazione della finalità turistica del contratto. Il tutto, però, a condizione che l'inadempimento del singolo vettore avvenga all'interno di una combinazione contrattuale “tutto compreso”.
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