Gli approfondimenti del lunedì
L'esperto risponde
PREVIDENZA
Nel 2018 il requisito d'età diventa uguale per tutti
Sono una lavoratrice dipendente e a febbraio prossimo raggiungerò i 20 anni di contribuzione. Sono nata a febbraio del 1952: quindi, compiendo i 66 anni di età a febbraio 2018, ritenevo di poter andare in pensione a decorrere dal mese successivo (marzo), perché credevo che fossero necessari 65 anni e sette mesi. Mi hanno detto, però, che per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti nel 2018 sono necessari – oltre a 20 anni di contributi – anche 66 anni e 7 mesi di età. Vorrei capire bene quali sono le corrette modalità di calcolo, poiché era stato detto che lo scatto per l'adeguamento alle speranze di vita sarebbe avvenuto nel 2019.
A. L. - BRESCIA


Per accedere alla pensione di vecchiaia nel 2018, le lavoratrici dipendenti dovranno aver raggiunto i 66 anni e sette mesi di età.
Infatti – sebbene adesso si parli molto dell'aumento dell'età pensionabile a 67 anni a decorrere dal 2019 – bisogna comunque considerare quanto è stato previsto dal Dl 201/2011, convertito nella legge 214/2011 (la cosiddetta riforma Monti-Fornero), che dal 2018 dispone il livellamento a 66 anni e sette mesi di età per tutte le categorie di lavoratori: dipendenti pubblici e privati, autonomi, iscritti alla gestione separata, eccetera.
Le pensioni sono state e continuano a essere oggetto di continui cambiamenti, causando spesso dei problemi ai soggetti che devono decidere quando “tagliare il traguardo”.
E per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, dal 2012 sono entrati in vigore i nuovi requisiti di accesso (articolo 24, commi da 4 a 9, del Dl 201/2011).

Requisiti anagrafici
A occuparsi di questi nuovi requisiti anagrafici di accesso, per tutti i tipi di lavoratori, è il comma 6 dell'articolo 24 della riforma Monti-Fornero, che li ridefinisce aumentandoli gradualmente in base all'adeguamento alle speranze di vita.
Tenendo dunque conto di quest'aumento progressivo, intervenuto a partire dal 2013, per le donne lavoratrici dipendenti (con assicurazione generale obbligatoria) gli effettivi requisiti sono: per gli anni 2016 e 2017, 65 anni e sette mesi di età; dal 2018, 66 anni e sette mesi di età.
Per le donne lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, iscritte alla gestione separata Inps ex articolo 2, comma 26, della legge 335/1995) i parametri sono: per gli anni 2016 e 2017, 66 anni e un mese di età; dal 2018, 66 anni e sette mesi di età.
Per gli uomini lavoratori dipendenti e autonomi, iscritti a qualsiasi gestione (Ago, artigiani-commercianti Cd/Cm, gestione separata Inps, forme sostitutive ed esclusive), compresi quindi gli impiegati pubblici, e per le donne dipendenti del pubblico impiego non cambia nulla, perché in sostanza i requisiti erano stati già adeguati al livello dei 66 anni e sette mesi: livello che dunque vale per gli anni 2016, 2017 e 2018.

Uniformità dei criteri
È da sottolineare che tutti i requisiti anagrafici citati riguardano sia le pensioni di vecchiaia da liquidare nel sistema retributivo-misto, che quelle conseguibili nel sistema contributivo. E dallo schema delineato (si veda la tabella in alto), se ne ricava che – a partire dal 2018 – esisterà un unico requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia, valido per tutti i lavoratori (uomini e donne, dipendenti e autonomi) appartenenti a tutti i regimi previdenziali (Inps, ex Inpdap eccetera).
Inoltre, va rilevato che il comma 9 dell'articolo 24 del decreto Monti-Fornero stabilisce che i citati requisiti anagrafici debbano comunque «essere tali da garantire un'età minima di accesso al trattamento pensionistico non inferiore a 67 anni per i soggetti (...) che maturano il diritto alla prima decorrenza utile del pensionamento dall'anno 2021». Si tratta della cosiddetta “clausola di salvaguardia”, già introdotta per effetto dell'articolo 5 della legge 183/2011 e che, in base alla nuova formulazione normativa, anticipa i propri effetti dal 2026 al 2021.
Questa clausola garantisce in pratica che – ferme restando le disposizioni che regolano gli adeguamenti dei requisiti anagrafici in base agli incrementi della speranza di vita – a partire dalla «prima decorrenza utile del pensionamento dall'anno 2021» l'età minima per la pensione di vecchiaia non potrà essere inferiore ai 67 anni.
Tuttavia, se la disposizione trova testuale applicazione nei confronti dei soggetti «che maturano il diritto alla prima decorrenza utile del pensionamento dall'anno 2021», l'adeguamento alla speranza di vita porterà – come si sta prospettando – ad anticipare già al 2019 il requisito anagrafico di 67 anni (salvo le eccezioni ora in discussione e riguardanti i lavoratori addetti ad attività gravose).

Requisito contributivo
Per quanto concerne il requisito contributivo minimo richiesto per il diritto alla pensione di vecchiaia, in relazione a coloro i cui diritti sono maturati dal 1° gennaio 2012 in poi, per tutti i lavoratori (uomini e donne, dipendenti e autonomi) e tutti i regimi previdenziali (Inps, ex Inpdap, eccetera) viene stabilito un unico parametro: 20 anni.
E in merito al raggiungimento di tale condizione, l'Inps ha precisato (circolare 35/2012) che è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell'assicurato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



Ogni lunedì in edicola
Tutti i lunedì in edicola con Il Sole 24 Ore l'inserto con le risposte degli esperti alle domande dei lettori. E, in più, gli Approfondimenti del Lunedì sui quesiti di maggiore attualità, arricchito - ogni 15 giorni - dalla rubrica con le scadenze