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L'esperto risponde
CONTROVERSIE TRIBUTARIE
Tetto a 50mila euro per mediare liti fiscali e rimborsi rifiutati
Nei primi giorni del mese di gennaio 2018 mi è stato notificato un accertamento emesso dall'agenzia delle Entrate, relativo all'anno 2013.
Nel complesso, l'ammontare delle imposte accertate supera il limite di 20mila euro, ma è inferiore ai 50mila euro.
Volevo sapere se l'accertamento rientra nell'ambito del reclamo-mediazione, visto che dal 2018 si applica il nuovo limite di 50mila euro.
Volevo anche sapere se l'eventuale definizione con l'ufficio rileva anche ai fini dei contributi previdenziali Inps dovuti alla gestione commercianti o artigiani.
G.S.-SIRACUSA


Dal 2018, il reclamo-mediazione si applica anche alle controversie il cui valore è maggiore di 20mila euro, ma non supera i 50mila euro, che riguardano:
• gli atti notificati (cioè ricevuti dal contribuente) a decorrere dal 1° gennaio 2018;
• i rifiuti taciti di rimborsi chiesti dal contribuente, per i quali, alla data del 1°gennaio 2018, non sia interamente decorso il termine di novanta giorni dalla presentazione della domanda di restituzione.
Il ricorso produce anche gli effetti di un reclamo e può contenere una proposta di mediazione con rideterminazione dell'ammontare della pretesa.
Il reclamo-mediazione si applica anche quando, in sede di autotutela parziale, l'amministrazione finanziaria riduce l'ammontare del tributo accertato al di sotto del limite di 50mila euro, purché ciò avvenga in pendenza dei termini per la proposizione del ricorso. È invece escluso il reclamo-mediazione nei casi in cui la riduzione abbia luogo dopo la notifica del ricorso.
La mediazione tributaria, estesa alle controversie tributarie di valore non superiore a 50mila euro con effetto dal 1°gennaio 2018, ha proprio lo scopo di ridurre il contenzioso presso le commissioni tributarie e presso la Corte di cassazione. Sono, in ogni caso, escluse espressamente le liti relative a tributi che, sulla base del diritto comunitario, costituiscono risorse proprie tradizionali.

Le liti e i valori
Il reclamo-mediazione riguarda tutte le liti tributarie, anche quando la parte in giudizio è un ente impositore diverso dall'agenzia delle Entrate, come, per esempio, l'agente delle Dogane e dei Monopòli o un ente locale, oppure l'agente o il concessionario privato della riscossione. Per le liti di valore non superiore a 50mila euro, chi intende fare ricorso deve prima presentare reclamo.
Per valore della lite si intende l'importo del tributo al netto degli interessi e delle sanzioni irrogate. Il valore va determinato sulla base non dell'importo accertato, ma di quello contestato, con riferimento al singolo atto impugnato. In caso di sole sanzioni, il valore è costituito dalla loro somma.
Nel caso di accertamento contenente contributi previdenziali, il valore della lite va determinato al netto dei contributi accertati. Come precisato dall'agenzia delle Entrate, al paragrafo 1.3 della circolare 9/E/2012, se la contestazione concerne più tributi accertati con un medesimo atto, il valore è pari alla somma delle imposte che hanno formato oggetto di contestazione, mentre se riguarda più atti (come in caso di ricorso cumulativo), il valore della lite va calcolato in relazione a ciascun atto impugnato.
Nelle controversie riguardanti il rifiuto espresso o tacito alla restituzione di tributi, il valore corrisponde all'importo del tributo richiesto a rimborso, al netto degli accessori; se l'istanza di rimborso riguarda più periodi d'imposta, il valore della lite è dato dal tributo chiesto a rimborso per singolo periodo di imposta.
Con provvedimento dell'agenzia delle Entrate del 22 dicembre 2017, sono stati modificati i fogli avvertenze della cartella di pagamento, in considerazione del nuovo limite di 50mila euro, applicabile all'istituto del reclamo-mediazione con riferimento agli atti impugnabili notificati a decorrere dal 1° gennaio 2018.
Nei casi di avvisi di accertamento emessi dall'agenzia delle Entrate o da altri enti impositori, per le liti di valore non superiore a 50mila euro, prima del reclamo-mediazione (salvo non sia previsto nelle “avvertenze” dell'atto), si può presentare l'istanza di accertamento con adesione, anche perché, in caso di accordo, le sanzioni sono riducibili a un terzo, mentre per la mediazione sono riducibili al 35 per cento.

Gli effetti sui contributi Inps
La presentazione del reclamo-mediazione produce effetti anche sui contributi previdenziali e assistenziali, in quanto la loro base imponibile è riconducibile a quella delle imposte sui redditi.
Si tratta, in particolare, dei casi in cui la mediazione riguarda avvisi di accertamento o iscrizioni a ruolo in seguito a liquidazione o controllo formale delle dichiarazioni. L'esito positivo del procedimento rileva perciò anche per i contributi previdenziali e assistenziali. L'atto di mediazione deve quindi indicare anche i contributi ricalcolati sulla base del reddito imponibile determinato nell'atto stesso. Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non si applicano sanzioni e interessi.

Il reclamo in autotutela
Il reclamo-mediazione si configura particolarmente come espressione dell'esercizio di un potere di autotutela, nonché più attenta determinazione dell'ente impositore, che va stimolato affinché induca l'ufficio a rivedere i propri errori, prima dell'intervento del giudice tributario.
L'ufficio che procede all'istruttoria del reclamo-mediazione presentato dal contribuente, se non intende accogliere il reclamo o l'eventuale proposta di mediazione del contribuente, ne formula una propria. Come specificato nella circolare 38/E/2015, le valutazioni dell'ufficio devono fondarsi sui tre criteri specifici previsti dalla legge:
• l'«eventuale incertezza delle questioni controverse»;
• il «grado di sostenibilità della pretesa»;
• il «principio di economicità dell'azione amministrativa».
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