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L'esperto risponde
DIRITTI DEI CONSUMATORI
Indennizzo di 50 euro se ad aprile le fatture non tornano mensili
Da diverso tempo le compagnie telefoniche hanno modificato il proprio ciclo di fatturazione, prevedendo che l'emissione delle bollette avvenga ogni ventotto giorni, invece che ogni mese come in precedenza. Il risultato è che, di fatto, su base annua tutti gli utenti sono stati costretti a pagare per tredici mensilità, invece che per dodici (con servizi rimasti peraltro inalterati). Ho letto che sulla questione ci sono stati diversi interventi, sia da parte del Garante per le comunicazioni, che da parte del Governo, ma ancora non ho capito esattamente qual è la situazione attuale.
L. L. - ROMA


L'anno scorso, con un'azione che a molti osservatori ha fatto pensare all'esistenza di un vero e proprio “cartello” tra imprese, tutti i maggiori operatori telefonici hanno modificato in modo sostanziale le proprie condizioni contrattuali, portando la fatturazione dei consumi a una frequenza di soli 28 giorni, in luogo di quella mensile.
Questa scelta è stata molto criticata, sia dagli utenti che dalle associazioni che ne rappresentano gli interessi, perché l'anticipazione della scadenza con cui vengono emesse le fatture finisce inevitabilmente per aggravare la posizione dei consumatori che, di fatto, si trovano a versare una mensilità in più nel corso dell'anno, senza ricevere un concreto aumento dei servizi.
In altri termini, se con la sottoscrizione di un'offerta di 10 euro a rinnovo mensile l'utente-tipo paga 120 euro all'anno, con la stessa offerta rinnovata ogni 28 giorni si trova a sborsare 130 euro (per 13 rinnovi), senza che a ciò faccia necessariamente seguito un equivalente arricchimento dei servizi, come avviene nel caso di contratti per la telefonia fissa e pay tv, che sono quasi sempre proposti a forfait.

L'intervento del Garante
A fronte di tale comportamento, poi adottato– oltre che dai gestori telefonici – anche da Sky, nel marzo 2017 è intervenuta l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), imponendo agli operatori della telefonia fissa e di quella “ibrida” (cioè fissa e mobile) di tornare alla precedente modalità di fatturazione, con cadenza di rinnovo delle offerte fissata su base mensile o su multipli di mese (vedi delibera 121/17/Cons). La prassi di addebito a 28 giorni è stata invece temporaneamente consentita alla sola telefonia mobile.
Lo scopo del Garante è stato quello di assicurare la trasparenza delle offerte e delle tariffazioni, consentendone la comparabilità tra le diverse imprese telefoniche, nonché il successivo controllo da parte degli utenti (grazie a un parametro temporale certo e consolidato, come quello mensile).
Gli operatori telefonici, tuttavia, hanno sostanzialmente disatteso il termine di 90 giorni concesso dall'Autorità per adeguarsi alla tariffazione su base mensile. E hanno scelto, insieme a Sky, di impugnare la delibera del Garante davanti al Tar del Lazio.
Nel dicembre 2017, in pendenza del giudizio al tribunale amministrativo, visto il perseverare delle fatturazioni a 28 giorni, l'Agcom è nuovamente intervenuta applicando una sanzione amministrativa di oltre un milione di euro a carico di Tim, Vodafone Italia, Wind Tre e Fastweb (delibere 497, 498, 499 e 500 del 2017).
Ritenendo che i consumatori non dovessero subire alcun pregiudizio a causa del ritardato adeguamento tariffario, l'Authority ha inoltre intimato a tutti gli operatori di rimborsare le somme ingiustamente pagate dagli utenti a partire dal 23 giugno 2017, stornandole nella prima fattura emessa con cadenza mensile.

L'intervento dell'esecutivo
Nel frattempo, il Governo ha deciso di intervenire d'urgenza, inserendo una norma nel decreto fiscale di fine anno (Dl 148/2017). Il definitivo ripristino della fatturazione su base mensile, per tutti i servizi di telefonia (sia fissa che mobile), reti televisive e comunicazioni, è stato poi sancito dal Parlamento in sede di conversione del decreto, con la legge 172 del 4 dicembre 2017 (“misure urgenti per la tutela degli utenti”).
L'articolo 19-quinquiesdecies dispone infatti che «i contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 (cosiddetto “Codice delle comunicazioni”, nde), prevedono la cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi, ad esclusione di quelli promozionali a carattere temporaneo di durata inferiore a un mese e non rinnovabile, su base mensile o di multipli del mese». La norma ha quindi imposto a tutti gli operatori di adeguarsi entro 120 giorni dalla sua entrata in vigore (avvenuta il 6 dicembre 2017)
A partire da questo termine – cioè dal 4 aprile 2018 – gli operatori inadempienti dovranno corrispondere un indennizzo forfettario pari 50 euro in favore di ciascun utente, maggiorato di un euro per ogni giorno successivo alla scadenza indicata dall'Agcom.

Le linee guida
La stessa Autorità ha emanato in seguito delle linee guida, per chiarire lo scopo dell'intervento e specificare che per fatturazione «su base mensile o di multipli di mese» si intende far riferimento all'obbligo di rispettare il mese solare e non di prevedere necessariamente un addebito ogni 30 giorni, poiché possono essere comunque offerti piani di durata superiore (bimensili, trimestrali, semestrali o anche annuali). Dalla nuova disciplina restano escluse solo le offerte promozionali temporanee e non rinnovabili.
L'entrata in vigore della nuova legge ha certamente comportato, almeno per ora, un'inversione di marcia da parte di tutte le imprese interessate che – anche per il timore di incorrere nelle rigide sanzioni amministrative (d'importo variabile da 240mila a 5 milioni di euro) – hanno iniziato a ripristinare il ciclo di fatturazione su base mensile: pur con diversi distinguo e comunque, in alcuni casi, mantenendo l'aumento dei prezzi già determinato in precedenza per effetto della fatturazione “anticipata”.
Resta invece l'incognita della pronuncia del Tar del Lazio: se dovesse essere accolto il ricorso degli operatori sulla prima delibera dell'Agcom di marzo 2017 (che prevedeva l'obbligo di ripristino della fatturazione mensile a partire da giugno 2017) – pur rimanendo in vigore quanto previsto dalla legge 172/2017 circa il divieto di fatturazione quadrisettimanale – verrebbe meno la possibilità degli utenti di chiedere il rimborso delle somme illegittimamente percepite dagli operatori nel periodo pregresso, ovvero da giugno 2017 ad aprile 2018. Rimborso che, allo stato, sembra invece del tutto legittimo poter richiedere.
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