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L'esperto risponde
DOPO IL RICORSO
Sui rimborsi pende l'incognita del Tar
Mi risulta che, in base a quanto previsto dall'Agcom, gli operatori di telefonia non possano più pretendere il pagamento delle bollette ogni 28 giorni, ma devono ripristinare la tariffazione su base mensile. Considerando ciò, trovo scorretto che molti operatori, pur tornando a fatturare mensilmente, abbiano elevato le proprie tariffe in modo da mantenere inalterati i guadagni. Gli utenti possono opporsi a questa pretesa, chiedendo il rimborso di quanto illegittimamente percepito in precedenza dagli stessi operatori?
F. R. - PAVIA


Lo scorso ottobre il Governo ha deciso di intervenire direttamente sulla questione della tariffazione dei contratti telefonici, imponendo a tutti gli operatori (compresi quelli televisivi, come Sky) il ritorno a una fatturazione su base mensile invece che ogni 28 giorni, per evitare che gli utenti si trovassero, di fatto, a pagare ogni anno per un mese in più, senza ricevere alcuna contropartita in termini di servizi.
Il decreto governativo (Dl 148/2017), poi convertito nella legge 172 del 4 dicembre 2017, pur fissando termini e sanzioni molto rigide sul tema, non ha però fornito alcuna indicazione circa il valore delle tariffe in sé, dovendo rispettare il principio ispiratore della libertà del mercato.
Ciò ha consentito alle diverse compagnie di scegliere in modo abbastanza discrezionale il “come” rientrare nell'ambito della fatturazione mensile:
alcuni operatori hanno deciso di mantenere invariato il prezzo delle offerte commerciali, abbassando però il tenore dei servizi proposti in precedenza (minuti, sms, gigabyte di connessione internet, eccetera);
altri hanno invece mantenuto inalterati i servizi, aumentandone i costi in misura percentuale più o meno corrispondente all'importo della tredicesima mensilità venuta meno dopo l'intervento del legislatore;
altri ancora, infine, hanno preferito riformulare totalmente le proprie offerte, proponendo un diverso rapporto tra costi e servizi.
Qualunque sia la scelta operata dalla propria compagnia, restano ovviamente ferme le precedenti previsioni di legge. Dunque, in caso di variazioni unilaterali degli importi o delle condizioni contrattuali già in essere, il cliente – entro 30 giorni – ha diritto di recedere dal contratto stipulato con il proprio operatore, passando eventualmente a un'altra compagnia, senza penali, costi di disattivazione o restituzione degli importi relativi alle promozioni già godute (articolo 70, comma 4, del Codice delle comunicazioni elettroniche, Dlgs 259/2003).

Il nodo dei risarcimenti
È invece discussa la possibilità di ottenere il rimborso delle somme già pagate dai singoli utenti a seguito dell'illegittima introduzione delle tariffe a 28 giorni.
Come chiarito dall'Autorità garante, una volta completato il ritorno alle tariffe mensili, cioè almeno dopo il 4 aprile 2018 (termine fissato dalla legge 172/2017), agli utenti andrebbero inevitabilmente riconosciuti dei rimborsi, da calcolarsi caso per caso.
Secondo alcuni osservatori, il valore medio di tali rimborsi potrebbe aggirarsi intorno ai 18/19 euro “una tantum” per il periodo che va da giugno 2017 (scadenza del primo “ordine” di adeguamento emanato dall'Agcom nei confronti degli operatori) ad aprile 2018 (quando scadrà il nuovo termine di adeguamento fissato dalla legge 172/17).
La situazione è tuttavia complicata dal fatto che a febbraio potrebbe arrivare anche la sentenza con cui il Tar del Lazio dovrà decidere in merito al ricorso proposto l'anno scorso dagli operatori telefonici, all'indomani del provvedimento con cui il Garante dichiarò illegittima la fatturazione quadrisettimanale (delibera 121/17/Cons del marzo 2017).
La pronuncia del Tar non potrebbe in nessun caso inficiare la validità della legge 172/17. Ma se i giudici riconoscessero le ragioni dei ricorrenti, questi ultimi potrebbero non essere tenuti ad alcun rimborso nei confronti degli utenti, almeno per tutto il periodo precedente all'intervento legislativo.
In un simile scenario, l'unico obbligo di rimborso che potrebbe restare a carico degli operatori riguarderebbe l'eventuale inottemperanza al termine di adeguamento fissato per il prossimo 4 aprile 2018 e ammonterebbe a un importo forfettario di 50 euro.
Considerando però tutti gli eventi finora accaduti, è improbabile che qualche compagnia di telecomunicazioni decida di perseverare nel fatturare le proprie offerte commerciali ogni 28 giorni.
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