Gli approfondimenti del lunedì
L'esperto risponde
TRIBUTI
Alla cassa del fisco il ravvedimento taglia le sanzioni
Ho versato l'acconto di novembre, per l'Irpef e per la cedolare secca, con due giorni di ritardo, vale a dire il 2 dicembre 2011. È vero che posso avvalermi del ravvedimento entro trenta giorni, pagando solo lo 0,2% di sanzione per ogni giorno di ritardo e l'1,5% di interessi legali?L.F. – MILANO


La risposta al quesito del lettore è positiva.
Infatti, i contribuenti che hanno versato l'acconto delle imposte, in scadenza il 30 novembre, pagando i soli tributi entro i 14 giorni successivi alla scadenza, possono avvalersi del ravvedimento "sprint" entro il 30 dicembre 2011, tramite il versamento dello 0,2% della sanzione per ogni giorno di ritardo e dell'1,5% di interessi legali.
Per sanare gli omessi o tardivi versamenti di qualsiasi tributo, i contribuenti dispongono principalmente di tre tipi di perdono, che possono ridurre la sanzione del 30%: si tratta del ravvedimento "sprint" entro 14 giorni, del ravvedimento breve dal quindicesimo giorno fino al trentesimo giorno successivo alla scadenza, e del ravvedimento lungo, o annuale, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è commessa la violazione.
Esiste anche un quarto tipo di ravvedimento, cosiddetto "trimestrale", in caso di rate omesse successive alla prima per concordato, conciliazione, o per rinuncia all'impugnazione dell'accertamento (auto-concordato), che – senza ravvedimento sprint entro 14 giorni, o breve entro 30 giorni – è applicabile dal trentunesimo giorno fino al termine di scadenza della rata successiva, cioè, di norma, entro un trimestre.
Chance estesa
Il ravvedimento può riguardare qualsiasi tributo, comprese le somme dovute dai contribuenti in regime forfettino con l'imposta sostitutiva del 10%, ex articolo 13, legge 388/2000, o da quelli in regime dei minimi, ex articolo 1, legge 244/2007, che versano il forfait del 20%, nonché dai contribuenti che devono versare la cedolare secca o tassa piatta sugli affitti abitativi.
Al riguardo, si ricorda che le persone fisiche in regime sostitutivo, denominato appunto "forfettino", sono escluse sia dall'acconto dell'imposta sostitutiva del 10% sia dall'acconto Iva. Sono invece obbligate all'acconto Irap, se dovuto, e agli eventuali contributi previdenziali, secondo le modalità e nei termini previsti per le imposte sui redditi. In caso di ravvedimento, oltre alle somme dovute e alle mini-sanzioni, sono dovuti gli interessi legali, attualmente fissati nella misura dell'1,5% annuo.
Il ravvedimento per gli omessi o tardivi versamenti può riguardare soltanto i tributi, mentre non si applica a contributi o premi, anche se per i relativi pagamenti si usa il modello F24.
Il contribuente che si "pente" beneficia delle riduzioni automatiche delle sanzioni applicabili, a condizione che le violazioni oggetto di regolarizzazione non siano state già constatate e comunque non siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento, inviti di comparizione, questionari, richiesta di documenti eccetera, delle quali il contribuente abbia avuto formale conoscenza. Insomma, il ravvedimento dev'essere spontaneo.
Soluzione «sprint»
Con il ravvedimento "sprint", da effettuare entro 14 giorni dalla scadenza, esteso a tutti i contribuenti a seguito delle modifiche apportate dall'articolo 23, comma 31, del Dl 98 del 6 luglio 2011, la sanzione ordinaria del 30%, applicabile sui tardivi od omessi versamenti di imposte, si riduce allo 0,2% per ogni giorno di ritardo. La misura varia, pertanto, dallo 0,2% per un giorno di ritardo, fino al 2,80% per 14 giorni di ritardo.
Chi paga le sole imposte, con un ritardo non superiore a 14 giorni, può avvalersi del ravvedimento sprint anche entro il termine di 30 giorni dalla scadenza originaria del versamento, versando le sanzioni pari allo 0,2% per ogni giorno di ritardo e gli interessi legali dell'1,5% annuo.
Per esempio, un contribuente che ha versato l'acconto Irpef di 10mila euro il 2 dicembre 2011, non rispettando la scadenza del 30 novembre, se si "ravvede" entro il 30 dicembre 2011, deve pagare la sanzione dello 0,4% di 10mila euro, cioè 40 euro, più gli interessi legali dell'1,5% per i due giorni di ritardo, cioè 0,82 euro: in totale, dunque, sarà tenuto al pagamento di 40,82 euro.
Anche gli interessi da ravvedimento devono essere versati a parte con uno specifico codice tributo (risoluzione 109/E del 22 maggio 2007). Solo in caso di ravvedimento per ritenute, i versamenti si eseguono ancora con il codice del tributo, cumulando l'importo delle ritenute con gli interessi.
Entro un mese
I contribuenti, che hanno "saltato" l'appuntamento con i versamenti in scadenza il 30 novembre 2011, e che non eseguono il pagamento nemmeno entro il successivo 14 dicembre, hanno tempo fino a venerdì 30 dicembre per avvalersi del ravvedimento breve, o mensile.
Questo ravvedimento può riguardare i contribuenti che hanno omesso l'acconto delle imposte sui redditi, dell'Irap o della cedolare secca, nonché i contribuenti in regime dei minimi, ex articolo 1, commi da 96 a 117, della legge 244/2007 (finanziaria per il 2008), che versano il forfait del 20%, in scadenza il 30 novembre.
In questo caso, chi si ravvede deve versare con lo stesso modello F24 le somme dovute, più la sanzione del 3%, più gli interessi dell'1,5% annuo per i giorni dal 1° dicembre 2011 fino al giorno di pagamento compreso.
Nel giro di un anno
Per i tributi pagati in ritardo od omessi, è inoltre previsto il ravvedimento "lungo o annuale".
Quest'ultimo può essere applicato per le imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali, dal trentunesimo giorno fino al termine di presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è commessa la violazione. In questa circostanza, oltre alle imposte eventualmente ancora dovute, sono applicabili la sanzione fissa del 3,75% (un ottavo del 30%) più gli interessi dell'1,5% annuo per i giorni successivi al termine di scadenza, fino al giorno di pagamento compreso.
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Il Punto



Il 30% è la base unica:
addio alle maxi-penalità
In caso di ravvedimento, il 30% è la base unica sulla quale si devono calcolare le riduzioni, allo 0,2% giornaliero fino al 2,80% per il ravvedimento sprint, a un decimo (3%) per il ravvedimento breve o a un ottavo (3,75%) per il ravvedimento lungo o annuale, anche se il contribuente ha eseguito indebite compensazioni o ha utilizzato falsi crediti.
L'interpretazione
È questa l'interpretazione fornita dall'agenzia delle Entrate, con la circolare 18/E del 10 maggio 2011, che, in pratica, ha cancellato le maxi- sanzioni variabili dal 100 al 200% in caso di falsi crediti e indebite compensazioni nel modello F24. La cancellazione deriva dal fatto che, in caso sia di ravvedimento sia di liquidazione automatizzata delle dichiarazioni annuali dei redditi, dell'Iva e dell'Irap, la base di riferimento sulla quale calcolare gli sconti è sempre quella del 30 per cento. Perciò, sui falsi crediti e sulle indebite compensazioni, se sanate spontaneamente, si potranno pagare le mini-sanzioni.
Il punto di partenza
Anche nei casi di controllo automatizzato delle dichiarazioni annuali dei redditi, dell'Iva e dell'Irap, sui falsi crediti e sulle indebite compensazioni è dovuta la sanzione del 30% ed è su questa base che si calcola la riduzione ad un terzo, cioè al 10% in caso di versamento entro 30 giorni.
Perciò, per il ravvedimento "breve" o "lungo" e per il pagamento entro 30 giorni dalla comunicazione di liquidazione automatizzata della dichiarazione annuale, sui falsi crediti e sulle indebite compensazioni si applicano le stesse riduzioni previste per i tardivi od omessi versamenti.
Il discrimine
Come precisato dall'agenzia delle Entrate nella citata circolare 18/E del 10 maggio 2011, al paragrafo 2, la ricezione della comunicazione di liquidazione automatizzata, che costituisce l'inizio di una attività di controllo, «preclude la possibilità di avvalersi dell'istituto del ravvedimento operoso (e quindi di beneficiare della relativa riduzione delle sanzioni) con riferimento alle irregolarità riscontrabili con il medesimo controllo».
Gli sconti
Sulle dichiarazioni annuali Iva, dei redditi e Irap sono previsti alcuni sconti a titolo di definizione agevolata.
Le regole sono quelle fissate dagli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 462 del 18 dicembre 1997. Esse prevedono una specifica modalità di definizione agevolata delle sanzioni per omesso o ritardato pagamento dei tributi risultanti dalle dichiarazioni, anche a seguito dei controlli automatici e formali delle stesse.
In particolare, la sanzione del 30% è ridotta:
– a un terzo (e quindi al 10%) nel caso in cui le somme dovute siano pagate entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione dell'esito della liquidazione automatica effettuata a norma degli articoli 36-bis del Dpr 600/73 e 54-bis del decreto Iva, Dpr 633/72;
– a due terzi (e quindi al 20%) nei casi in cui le somme dovute siano pagate entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione dell'esito del controllo formale della dichiarazione, effettuato a norma dell'articolo 36-ter del Dpr 600/73.
È, inoltre, stabilito che le somme dovute per imposte sono aumentate degli interessi e non solo della sanzione ridotta a un terzo o a due terzi per il pagamento eseguito entro 30 giorni. Gli interessi sono dovuti fino all'ultimo giorno del mese antecedente a quello dell'elaborazione della comunicazione.
Come si è detto, la sanzione del 30% rappresenta la base su cui calcolare, eventualmente, le riduzioni previste dall'articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 462/1997, in caso di pagamento delle somme dovute entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione degli esiti del controllo automatizzato.
Sono così cancellate le supersanzioni variabili dal 100 al 200% in caso di falsi crediti e indebite compensazioni nel modello F24.
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Per una visione di sintesi si rinvia alla tabella allegata

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