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L'esperto risponde
CONTRIBUTI PREVIDENZIALI E ASSISTENZIALI
Doppia via per le rate dei pagamenti inps
Ho ricevuto una cartella di pagamento per debiti riferiti a contributi Inps; mi sono recato presso la sede dell'Istituto di previdenza sociale, competente per territorio, per presentare domanda di dilazione, ma mi è stato risposto che loro non sono più competenti a decidere sulle dilazioni delle cartelle. In particolare, mi è stato detto che l'Inps ora è competente soltanto per la dilazione dei debiti in fase amministrativa, mentre per quelli concernenti la cartella di pagamento la dilazione dovrà essere presentata ad Equitalia. Come devo procedere?R.M. – SASSARI


L'Inps, dal 3 agosto 2010, si è spogliato della competenza a decidere sulle dilazioni relative alle cartelle di pagamento, ora avviso di addebito, che è passata all'agente di riscossione (Adr), cioè Equitalia (si veda l'articolo a fianco); inoltre, sarà possibile dilazionare anche la contribuzione relativa alle quote a carico del dipendente e non sarà necessario versare subito il dodicesimo del debito contributivo al momento della presentazione della richiesta di rateazione.
Queste sono le principali novità sulla dilazione dei debiti Inps, illustrati dallo stesso Istituto con circolare 106 del 3 agosto 2010. In particolare, è stato deciso che il datore di lavoro non deve necessariamente provvedere al pagamento, in un'unica soluzione, della quota di contribuzione a carico dei lavoratori mentre, in via generale per tutte le gestioni previdenziali, viene escluso l'obbligo del versamento della quota pari a 1/12 del dovuto prima dell'emissione del piano di ammortamento. Inoltre, viene stabilito che il pagamento della prima delle rate complessivamente accordate dovrà essere effettuato prima o contestualmente alla data di sottoscrizione, per accettazione, del piano di ammortamento.
Per quanto riguarda la richiesta di dilazione all'Inps, il contribuente, prima dell'iscrizione a ruolo e della notifica della cartella, deve presentare un'istanza che comprenda tutti i crediti contributivi in fase amministrativa, accertati alla data di presentazione dell'istanza stessa.
Le rate
Restano immutate le rate, che possono essere concesse: fino a un massimo di 24 mensilità con la possibilità di un prolungamento fino a 36, autorizzato dal ministero del Lavoro; per particolari specifici casi, il ministro del Lavoro, di concerto con il ministro dell'Economia, può concedere con decreto una dilazione fino a 60 mensilità.
Con la circolare 148 del 24 novembre 2010, l'Istituto ha precisato che, ai fini dell'istruttoria della domanda di dilazione amministrativa, dovrà essere accertata la circostanza che tutti i crediti ancora in fase amministrativa e quelli iscritti a ruolo, ma non ancora notificati al contribuente con la cartella di pagamento, siano inseriti nella stessa domanda.
A tal proposito, è stato precisato che la presenza di eventuali ulteriori crediti iscritti a ruolo e notificati al contribuente dal competente Adr per i quali, in precedenza o contestualmente alla domanda in fase amministrativa, non risulti essere stata richiesta la rateazione presso Equitalia, non impedisce l'accoglimento dell'istanza da parte dell'Inps.
Quote a carico dipendenti
Con la circolare 106/2010 era precisato che l'accoglimento della rateazione amministrativa non è più subordinato al preventivo versamento al momento della richiesta delle ritenute previdenziali e assistenziali a carico dei lavoratori. È stato, altresì, chiarito che ciò non produce effetto sulla permanenza dell'obbligo dell'Inps di provvedere alla denuncia all'Autorità giudiziaria competente ai sensi dell'articolo 2, della legge 638/83, come modificato dal Dlgs n. 211/94.
In particolare, ai fini della verifica dell'avvenuto versamento delle quote a carico dei lavoratori, concorrono anche gli importi delle rate versate in conto della rateazione. Qualora, peraltro, nei termini assegnati dal comma 1-bis dell'articolo 2 della legge n. 638/1983, il datore di lavoro non abbia ancora versato complessivamente un importo pari alle contribuzioni a carico dei lavoratori, potrà regolarizzare la sua posizione corrispondendo anticipatamente il numero di rate del piano di ammortamento sottoscritto fino alla concorrenza dell'importo necessario per coprire l'intero ammontare delle quote a carico dovute.
Il datore di lavoro potrà sospendere il pagamento delle rate in scadenza dopo il versamento anticipato della "rata multipla" fino alla data di scadenza dell'ultima rata inclusa nel predetto pagamento anticipato.
Tenuto conto che il mancato regolare versamento alle previste scadenze delle rate accordate comporta la decadenza dalla rateazione, i datori di lavoro che intendono avvalersi di tale soluzione dovranno essere autorizzati dalle competenti sedi che provvederanno anche a fissare il periodo di sospensione e la scadenza della prima rata che dovrà essere versata al termine del medesimo periodo.
Il modello F24
Con circolare n.4 del 13 gennaio 2011, l'Inps ha illustrato le nuove modalità di accesso alla rateazione amministrativa, sui crediti per i quali si deve ancora procedere alla formazione dell'avviso di addebito e alla contestuale consegna a Equitalia. Infatti, avvenuta la consegna dell'avviso di addebito, i crediti potranno essere richiesti in dilazione solo e direttamente al competente Adr individuato in base al domicilio fiscale del debitore alla data di formazione dell'avviso di addebito.
Per quanto concerne la dilazione amministrativa, l'Inps fa presente che in seguito alla definizione della gestione della domanda di rateazione con la sottoscrizione del piano di ammortamento da parte del contribuente, che alla stessa data deve avere già versato la prima rata con modello F24, il piano stesso non verrà più trasferito ad Equitalia con le modalità adottate fino al 31 dicembre 2010; di conseguenza, non ci sarà più il ruolo spontaneo.
Il versamento delle rate successive alla prima sarà effettuato mensilmente, sempre con modello F24, riportando la causale ed i codici già utilizzati per il versamento della prima rata; il pagamento di ogni rata mensile, successiva alla prima, dovrà avvenire entro i 30 giorni successivi alla scadenza del pagamento della rata precedente. Se il contribuente non provvede al versamento di due rate consecutive, l'Inps procederà alla revoca della dilazione ed i crediti residui verranno affidati all'Adr per il recupero coattivo; tali crediti non potranno essere oggetto di successivi provvedimenti di concessione di rateazioni da parte dell'Adr.
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Il Punto


Ora la cartella scaduta
diventa titolo esecutivoCambiano le modalità di riscossione dei crediti Inps. Dal 1°gennaio 2011 è in vigore l'articolo 30 del Dl 78/2010, convertito dalla legge 122/2010, che prevede l'introduzione dell'avviso di addebito con valore di titolo esecutivo. Questo vuol dire che, una volta scaduti invano i 60 giorni di tempo per il pagamento, Equitalia può avviare direttamente la procedura esecutiva nei confronti del debitore insolvente (si veda in proposito la circolare Inps 168 del 30 dicembre 2010). Ma andiamo con ordine.
In prima battuta, dobbiamo rilevare che rimane in vita l'invio dell'avviso bonario; sia in caso di omissione contributiva, che in caso di accertamento, gli stessi saranno oggetto di avviso bonario o diffida, precedente l'avviso di addebito. Esso sarà utilizzato sia per le somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non versati alla scadenza mensile o periodica, sia per le somme accertate come dovute dagli uffici o dagli organi di vigilanza, anche di altri enti.
La formazione e la notifica dell'avviso di addebito avverrà solo se il debitore non provveda al pagamento nei termini fissati dall'avviso bonario. Una volta raggiunto dall'avviso di addebito, il contribuente potrà chiedere la dilazione all'agente della riscossione, che potrà concederla se ricorrono le condizioni previste dalle vigenti disposizioni; in particolare, se il debitore risulta moroso per ulteriori addebiti rispetto a quelli indicati nell'istanza, l'Adr deve informarlo dell'esistenza anche di tali debiti. Infatti, è da tenere presente che la dilazione presso Equitalia può essere concessa solo ed esclusivamente nel caso in cui sia stata presentata richiesta per la totalità degli importi iscritti a ruolo. Fatto quest'ultimo che sta creando alle aziende di piccole dimensioni non poche difficoltà per il Durc (il documento di regolarità contributiva). Infatti, se prima, con debiti Inps, sia in fase amministrativa che di riscossione, queste potevano ottenere l'attestato una volta avuto l'ok alla dilazione dall'Inps; ora, invece, se hanno debiti iscritti a ruolo, per ottenere la dilazione da Equitalia, dovranno inserire anche tutti gli altri debiti iscritti a ruolo concernenti altri enti (Inail, erario, eccetera).
I termini
Restano immutati: se non si provvede al pagamento entro 60 giorni dalla notifica dell'avviso di addebito, l'Adr potrà iniziare le procedure di espropriazione forzata, con i poteri, le facoltà e le modalità che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo. Inoltre, l'avviso di addebito potrà essere opposto entro 40 giorni dalla notifica (articolo 24, comma 5, Dlgs 46/99), davanti al Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui circoscrizione ricade la sede Inps che ha emesso l'avviso; tale termine deve essere considerato perentorio, con l'effetto di rendere inammissibile l'opposizione proposta dopo la sua scadenza (Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 4506 del 27 febbraio 2007).
L'avviso di addebito da omissione contributiva riguarda la contribuzione denunciata e non versata, in tutto o in parte alle scadenze di legge, ovvero versata in ritardo: tipico esempio, potrebbe essere quello del mancato versamento della contribuzione denunciata con l'Uniemens. L'Inps continuerà ad avvalersi della facoltà, prima di emettere l'avviso di addebito, di richiedere il pagamento mediante avviso bonario.
L'accertamento
L'avviso di addebito da accertamento riguarda i crediti accertati a seguito di verifica ispettiva dell'Inps o di altri enti o a seguito di accertamento d'ufficio notificato con lettera di diffida. Per la formazione dell'avviso di addebito, in entrambe le fattispecie, al contribuente verrà intimato di adempiere il pagamento della contribuzione dovuta, entro 90 giorni dalla notifica dell'atto di accertamento o della lettera di diffida.
Al soggetto è data la possibilità di proporre ricorso amministrativo entro lo stesso termine per il pagamento, cioè 90 giorni; se il ricorso viene respinto, il contribuente sarà invitato a pagare le somme dovute entro 10 giorni dalla notifica dell'esito del ricorso stesso, altrimenti si darà luogo alla formazione e notifica dell'avviso di addebito. Se il ricorso viene accolto parzialmente, si ridetermina l'importo addebitato e l'Inps richiederà al debitore il pagamento della somma rideterminata, che dovrà essere versata entro 10 giorni dalla notifica della lettera di diffida.
In caso di mancato pagamento nel termine assegnato, per gli importi ancora dovuti verrà formato e notificato al debitore l'avviso di addebito. Trascorso il termine di 90 giorni dalla notifica dell'atto di accertamento o della lettera di diffida, se non viene inoltrato ricorso e il debitore non provvede al pagamento della contribuzione richiesta, verrà formato e notificato l'avviso di addebito che, scaduti i termini per il pagamento (60 giorni dalla notifica) e in assenza di opposizione (40 giorni dalla notifica), consentirà all'Adr di procedere all'attivazione delle azioni di recupero coattivo.
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Per una visione di sintesi si rinvia alla tabella allegata

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