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L'esperto risponde
PREVIDENZA
In pensione con la quota
Con il riscatto della laurea e il servizio militare ho maturato 35 anni di contributi il 31 dicembre scorso. Ma per soli due mesi ho perso il treno per la pensione di anzianità. All'Inps mi hanno detto che essendo nato il 24 agosto del 1951 posso andare in pensione solo con le quote . Potete spiegarmi come funziona questo meccanismo che mi costringe a lavorare almeno un anno in più?M.G. - ANCONA


I l traguardo della pensione di anzianità si allontana per coloro che entro il 30 giugno di quest'anno non hanno raggiunto, insieme ai 35 anni di contribuzione, un età minima di 58 anni. Il 1° luglio parte, infatti, la fase due dell'ultima riforma del Welfare con l'entrata in funzione delle cosiddette quote, date dalla somma dell'età anagrafica e contributiva.
Il nuovo sistema sostituisce quello dello "scalone" previsto dalla riforma Maroni che faceva scattare dal 2008 un aumento immediato da 57 a 60 anni dell'età minima per la pensione di anzianità. Le quote ritardano l'uscita dal lavoro in modo soft ma si va comunque in pensione più tardi anche per via della riduzione da quattro a due delle finestre. A partire dal 2013 la pensione di anzianità anticiperà di poco quella di vecchiaia e risulterà davvero conveniente solo per chi, avendo alle spalle 40 anni di contributi, potrà lasciare il lavoro a qualsiasi età.
Dipendenti
Per i dipendenti pubblici e privati si parte da quota "95" che fino al 31 dicembre 2010 è raggiungibile con 35 anni di contributi e 60 di età o in alternativa con 36 anni di versamenti, abbinati a un'età minima di 59 anni.
La situazione cambierà di nuovo nel biennio 2011-2012 durante il quale, con la quota "96" , l'età minima salirà a 60 anni se si possono far valere almeno 36 anni di contributi o a 61 anni con soli 35 anni di versamenti.
L'ultima tappa ha come stazione di partenza il 1° gennaio del 2013. Da questa data in poi, con l'entrata in funzione della quota "97", l'età minima verrà portata a 61 anni per coloro che hanno almeno 36 anni di contributi, mentre chi ha solo 35 anni deve attendere fino al 62° anno di età.
Autonomi
Le stesse regole valgono anche per artigiani, commercianti e agricoltori per i quali le quote sono più alte (96, 97 e 98) e comportano un'età minima più alta di un anno.
Fino al 31 dicembre del 2010 potranno mettersi in pensione se rientrano nella quota "96" raggiungibile con almeno 61 anni di età e 35 di versamenti. Il traguardo può essere tagliato con un anno di anticipo (a 60 anni) solo se sono stati accumulati almeno 36 anni di contribuzione.
A partire dal 2011 scatta la quota "97" e l'età minima sale a 62 anni se non si supera la soglia minima dei 35 anni di contribuzione. Per incassare l'assegno un anno prima (a 61 anni) ci vogliono anche in questo caso almeno 36 anni di contributi.
Come per i dipendenti, il sistema delle quote entrerà a regime nel gennaio del 2013. Da questa data in poi i lavoratori autonomi dovranno fare i conti con la quota "98" che si può raggiungere combinando 63 anni di età e 35 di contributi oppure con 62 anni di età e almeno 36 anni di versamenti.
Contano le frazioni
Il raggiungimento della quota per la pensione di anzianità è facilitato dal fatto che si tiene conto anche delle frazioni di età e di contribuzione, fermo restando che complessivamente quest'ultima non può essere inferiore a 35 anni. Supponiamo, tanto per fare un esempio, che un lavoratore dipendente possa far valere al 31 luglio 2009 59 anni e 6 mesi di età e una contribuzione di 35 anni e 6 mesi (1846 settimane). In questo caso matura alla stessa data (31 luglio 2009 ) il requisito per la pensione di anzianità con la quota "95".
Il conteggio sarà effettuato in modo tale da utilizzare anche le frazioni minime con arrotondamenti fino al terzo decimale sia dell'età che dell'anzianità contributiva. Per il raggiungimento di una determinata quota non si potrà utilizzare, però, la contribuzione figurativa per disoccupazione e malattia. Fermo restando che gli stessi periodi saranno considerati utili per maturare i 40 anni di contribuzione, sempre che senza di essi si raggiunga la soglia minima dei 35 anni.
Pensioni contributive
Con il sistema delle quote le donne dovranno dire addio alla pensione di anzianità con 35 anni di contributi. La legge 247/2007 prevede, infatti, un'età minima più bassa di quella di vecchiaia solo fino al 30 giugno di quest'anno. Dopodiché diventa praticamente impossibile mettersi a riposo prima dei 60 anni se non si possono far valere almeno 40 anni di contributi.
Al di fuori di questa ipotesi resta la possibilità di un pensionamento anticipato con la speciale opzione per il calcolo contributivo prevista dalla legge 243/2004.
Le lavoratrici dipendenti possono ottenere l'uscita anticipata dal lavoro se possono far valere almeno 57 anni di età e 35 di versamenti.
Per verificare fino a che punto può essere conveniente lasciare il lavoro con la pensione contributiva, vanno valutati anzitutto i mesi di effettivo anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia, visto che ora anche quest'ultima è legata all'apertura delle finestre.
Per le lavoratrici interessate all'opzione lo scotto da pagare alla diversa incidenza delle finestre è ancora il meno, in quanto dovranno mettere in conto soprattutto un assegno più basso del 15-20% rispetto a quello che potrebbero percepire con la pensione di vecchiaia. Della speciale opzione per il sistema contributivo si possono avvalere anche le lavoratrici autonome, ma le condizioni legate a questo tipo di scelta sono meno favorevoli di quelle previste per le dipendenti.
C'è da considerare intanto che, essendo l'età minima più elevata (almeno 58 anni), si guadagnano solo due anni rispetto ai 60 richiesti per acquisire il diritto alla pensione di vecchiaia. E anche in questo caso il periodo di effettivo anticipo è destinato a ridursi per via delle finestre, visto che per le lavoratrici optanti le uscite sono quelle previste per i pensionamenti di anzianità maturati dagli autonomi con meno di 40 anni di contributi. Per le lavoratrici autonome l'opzione per il sistema contributivo si presenta ancora più penalizzante per quanto riguarda il calcolo della pensione. Come per le dipendenti, si applica il procedimento previsto dal decreto legislativo 180/97, parametrato sulle aliquote con le sono stati effettuati i versamenti nel corso degli anni. E poiché questi sono inferiori a quelli dei lavoratori dipendenti, l'assegno ne risente, tanto che raramente supera il 50% di quello che si potrebbe ottenere con il trattamento di vecchiaia.

Il Punto



Le finestre dettano il calendario delle uscite
Chi matura il diritto alla pensione di anzianità con il sistema delle quote non potrà lasciare il lavoro prima del luglio del 2010. Il via libera è, infatti, condizionato all'apertura della famosa finestra che non è, come vedremo, uguale per tutti.
Il calendario previsto dall'ultima riforma ritarda ulteriormente le uscite con un regime differenziato che tiene conto sia della categoria di appartenenza (lavoratore dipendente o autonomo) sia dell'anzianità pari o inferiore a 40 anni di contributi maturati al momento del pensionamento.
Lavoratori dipendenti
Chi raggiunge il diritto alla pensione di anzianità con meno di 40 anni di contributi avrà a disposizione due uscite nel corso dell'anno.
A seconda che i requisiti contributivi e anagrafici vengano raggiunti nel primo o secondo semestre, potrà lasciare il lavoro rispettivamente dal 1° gennaio o dal 1° luglio dell'anno successivo.
Ovviamente l'attesa per il primo assegno non sarà uguale per tutti: saranno, infatti, penalizzati coloro che raggiungono il diritto all'inizio del semestre, e agevolati quanti lo perfezionano verso la fine.
Potranno usufruire, invece, ancora di quattro finestre annuali (gennaio, aprile, luglio e ottobre) coloro che maturano il diritto con almeno 40 anni di contributi. Quelle di luglio e ottobre si aprono per chi matura rispettivamente i requisiti entro il primo o secondo trimestre dell'anno e sono legate a un età minima di 57 anni.Uno sbarramento che viene meno per le uscite successive di gennaio e aprile, alle quali possono accedere coloro che maturano i requisiti nel corso del terzo (30/9) e quarto trimestre (31/12) dell'anno precedente.
Accade, pertanto che chi matura il massimo dell'anzianità nel secondo semestre dell'anno, con meno di 57 anni di età, è doppiamente avvantaggiato rispetto a chi lo raggiunge nel periodo 1° gennaio–30 giugno. Non solo l'attesa per la pensione è più breve ma diminuisce anche il numero di mesi non utilizzabili ai fini del calcolo della pensione, visto che il periodo eccedente i 40 anni non viene comunque conteggiato.
Lavoratori autonomi
Se hanno accumulato meno di 40 anni di contributi, anche artigiani, commercianti e coltivatori diretti possono contare solo su due uscite annuali. Ma gli effetti saranno più penalizzanti rispetto a quelli previsti per i dipendenti. A seconda che il diritto venga perfezionato nel primo o secondo semestre dell'anno, potranno mettersi in pensione rispettivamente dal 1° luglio dell'anno successivo o dal 1° gennaio del secondo anno successivo. E questo comporta un'attesa per il primo assegno che va dai 12 ai 18 mesi.
La situazione è diversa per coloro che possono far valere almeno 40 anni di contributi, in quanto avranno a diposizione come i dipendenti quattro finestre annuali. Rispetto a questi ultimi la decorrenza è ritardata, però, di tre mesi. Per cui possono mettersi in pensione, dal 1° ottobre, dal 1° gennaio, dal 1°aprile o dal 1° luglio dell'anno successivo a seconda che il requisito venga maturato rispettivamente nel primo, secondo, terzo o quarto trimestre dell'anno.
In compenso le finestre si aprono tutte alle stesse condizioni, in quanto non viene richiesta mai un età minima per accedere al pensionamento .
Il calendario
Con il meccanismo sopra descritto, le prossime finestre saranno ancora a esclusivo appannaggio di coloro che hanno raggiunto i requisiti per la pensione di anzianità prima dell'entrata in funzione delle quote.
I dipendenti pubblici e privati con meno di 40 anni di contributi possono mettersi in pensione dal 1° luglio prossimo o dal 1° gennaio del 2010 se possono far valere 58 anni di età 35 anni di contributi rispettivamente entro il 31 dicembre 2008 o entro il 30 giugno di quest'anno.
La prima uscita utile per i lavoratori che maturano il diritto con il sistema delle quote è quella del 1° luglio 2010, alla quale potranno accedere soltanto i dipendenti che possono valere 60 anni di età e 35 di contributi o in alternativa 59 anni di età e 36 di contribuzione. Mentre per gli autonomi che raggiungono quota 96 (61+35 oppure 60+36) il primo appuntamento con la pensione di anzianità slitta di altri sei mesi, fino cioè al 1° gennaio del 2011.

Per una visione di sintesi si rinvia alla tabella allegata

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