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Il contributo a fondo perduto per contrastare lo spopolamento

Un ingegnare - libero professionista in regime ordinario - avente sede in un Comune con meno di 5.000 abitanti, ha ricevuto un contributo a fondo perduto di 10.000 euro dalla Regione Sardegna in base a una legge regionale che ha come obiettivo il contrasto dello spopolamento dei piccoli centri. Il contributo dev'essere utilizzato come credito di imposta nel modello F24. Poiché con la riforma fiscale il reddito professionale è omnicomprensivo, è corretto affermare che tale contributo è soggetto a tassazione nell’anno di utilizzo in F24?

Il tetto delle paghe ai dipendenti per l'accesso al regime forfettario

Un geometra professionista che nell'anno precedente non ha superato 85mila euro di e pertanto può passare al regime forfettario, chiede se ai fini del costo del personale dipendente nello stesso anno devono essere considerate le spese pagate o maturate (stipendi, Inps, Inail).

Il bollo sulle fatture entra nell'imponibile del medico

Per un medico professionista, in regime ordinario e in contabilità semplificata, l'imposta di bollo, riaddebitata al cliente, è un componente positivo di reddito soggetto a ritenuta? In caso di emissione di fattura elettronica a un soggetto diverso dalle persone fisiche, il codice natura per l'imposta di bollo è N1?

La partita Iva mai usata non «pregiudica» la start up

A dicembre 2025, un soggetto ha aperto la partita Iva in regime forfettario (“start up”), per svolgere l’attività di veterinario, in quanto aveva intenzione di collaborare con una clinica veterinaria. Purtroppo, l’accordo non è stato raggiunto e, nel frattempo, questo soggetto sta svolgendo un tirocinio formativo in un’altra struttura. Egli non ha mai svolto attività di lavoro autonomo e non sa fino a quando persisterà tale situazione. Se ora chiude la partita Iva, potrà riaprirla in seguito fruendo del regime forfettario start up (con aliquota al 5 per cento), in quanto, effettivamente, quell’attività non è mai stata svolta, se non con tirocini formativi indipendenti da quella partita Iva?

Il benefit da 200 € non incide sul forfait del dipendente

Un soggetto, in regime forfettario e lavoratore dipendente, ha una Cu (certificazione unica) 2026, da lavoro dipendente, che riporta - al punto 1 - un reddito imponibile di 34.900 euro e, al punto 474, "Erogazioni in natura", un fringe benefit pari a 200 euro. Quest'ultimo importo dev’essere considerato ai fini del calcolo del limite dei 35mila euro di reddito da lavoro dipendente, fissato per potere rimanere nel regime forfettario?

Forfait e lavoro dipendente: rileva l'imponibile della Cu

Da gennaio 2026, un soggetto, forfettario dal 2023, a è divenuto dipendente a tempo pieno in una società con una retribuzione annua lorda (Ral) di 34mila euro l'anno. Questo soggetto può rimanere nel regime forfettario?

Quando il forfait agisce subito se chiude lo studio associato

Uno studio associato viene sciolto, senza liquidazione, in corso d'anno. Uno dei professionisti che ne faceva parte, e che non esercitava contemporaneamente l'attività professionale in modo autonomo, intende aprire una nuova partita Iva individuale, in regime forfettario, subito dopo lo scioglimento, non ritenendo sussistente la causa ostativa prevista dall'articolo 1 comma 57, lettera d, della legge 190/2014, di Stabilità per il 2015 (che, secondo la circolare 9/E/2019, andrebbe rimossa entro il 31 dicembre, per poi aderire al forfait dal nuovo anno di imposta), in quanto, al pari del caso trattato nella risposta a interpello 215/2019, la persona fisica che prosegue l'attività dello studio associato rappresenta a tutti gli effetti un soggetto autonomo e distinto dalla persona giuridica preesistente. Di conseguenza, si ritiene che, trattandosi, dal punto di vista fiscale, di una "nuova" ditta individuale, essa può nascere applicando il regime forfettario immediatamente, fin dal primo giorno, senza dover "scontare" un anno in regime ordinario, a patto di rispettare tutti gli altri requisiti di legge. Si chiede il parere dell'esperto.

Il vecchio incentivo all'esodo è irrilevante per il forfait

Un soggetto ha lavorato come dipendente fino a giugno 2025 e, nel successivo mese di ottobre, ha aperto la partita Iva come professionista. Per il 2025, costui non aveva i requisiti per essere forfettario, in quanto, nel 2024, aveva conseguito redditi da lavoro dipendente superiori a 35mila euro. Nel 2026, invece, in presenza dei presupposti, ha deciso di aderire al forfait. A febbraio 2026, gli sono stati riconosciuti 85mila euro di indennizzo come incentivo all'esodo, soggetto a tassazione separata, relativamente al licenziamento avvenuto nel 2025. Nel 2027, questo soggetto potrà continuare ad applicare il regime forfettario?

Sono indeducibili gli interessi sui versamenti fiscali omessi

A causa di difficoltà di cassa, che si stanno prolungando nel tempo, un contribuente continua a dilazionare i pagamenti fiscali (come Iva, Irpef e addizionali) e, talvolta, anche i contributi previdenziali Inps per lavoratori autonomi, mentre è puntuale nei pagamenti nei confronti dei fornitori. Si chiede conferma del fatto che gli interessi sui ritardi nei pagamenti fiscali siano deducibili dal reddito, non risultando alcuna norma contraria, ma, anzi, pareri positivi come sembra di potere dedurre dagli interpelli 172/E/2024 e 541/E/2022.

Neo psicologa senza forfait, se prevale il rapporto con l'ex datore

Un'educatrice assunta da diversi come dipendente full time presso una cooperativa, viene licenziata. Dopo la cessazione del rapporto di lavoro dipendente apre una partita Iva come psicologa ed inizierà a collaborare con la stessa cooperativa alla quale fatturerà gran parte della sua nuova attività professionale. Essendo comunque una nuova attività, mai esercitata precedentemente, è possibile riconoscerla come start up, e dunque con tassazione al 5% per i primi 5 anni?

Start up «bloccata» a causa della precedente quota in Stp

Uno studente universitario presta attività, nei fine settimana, come maestro in una scuola di sci, in veste di socio di una società tra professionisti. Egli partecipa a tale Stp con una quota dello 0,2 per cento, svolgendo la sua attività nei confronti di clienti occasionali della scuola. A luglio 2025, questo soggetto si è laureato e, a gennaio 2026, ha aperto la partita Iva come medico odontoiatra. Contestualmente, per la medesima scuola di sci, continua a svolgere attività professionale - con un secondo codice Ateco - di allenatore per una squadra agonistica, rivolgendosi, quindi, a una categoria completamente diversa di utenti. Inoltre, è venuta meno la qualità di socio della società tra professionisti. La sua attività può essere considerata start up e, quindi, venire tassata al 5 per cento?

Se ci sono codici Ateco diversi per la Srl e la partita Iva

Un contribuente, titolare di partita Iva e amministratore di una Srl di cui detiene il 51% di quote, svolge anche attività con codici Ateco differenti da quelle relative alla Srl. Questo soggetto può accedere al regime forfettario oppure ne è escluso?