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1294 quesiti trovati
Il tetto delle paghe ai dipendenti per l'accesso al regime forfettario
Un geometra professionista che nell'anno precedente non ha superato 85mila euro di e pertanto può passare al regime forfettario, chiede se ai fini del costo del personale dipendente nello stesso anno devono essere considerate le spese pagate o maturate (stipendi, Inps, Inail).
Il benefit da 200 € non incide sul forfait del dipendente
Un soggetto, in regime forfettario e lavoratore dipendente, ha una Cu (certificazione unica) 2026, da lavoro dipendente, che riporta - al punto 1 - un reddito imponibile di 34.900 euro e, al punto 474, "Erogazioni in natura", un fringe benefit pari a 200 euro. Quest'ultimo importo dev’essere considerato ai fini del calcolo del limite dei 35mila euro di reddito da lavoro dipendente, fissato per potere rimanere nel regime forfettario?
Neo psicologa senza forfait, se prevale il rapporto con l'ex datore
Un'educatrice assunta da diversi come dipendente full time presso una cooperativa, viene licenziata. Dopo la cessazione del rapporto di lavoro dipendente apre una partita Iva come psicologa ed inizierà a collaborare con la stessa cooperativa alla quale fatturerà gran parte della sua nuova attività professionale. Essendo comunque una nuova attività, mai esercitata precedentemente, è possibile riconoscerla come start up, e dunque con tassazione al 5% per i primi 5 anni?
Quando la quota nella Srl è compatibile con il forfait
Due professionisti, entrambi titolari di partita Iva individuale, sono soci al 50% ciascuno di una società a responsabilità limitata, che esercita la loro medesima attività (la Srl ha lo stesso codice Ateco dei soci) e nella quale ciascuno di essi è anche amministratore delegato con ampi poteri. La Srl adotta il regime di trasparenza fiscale, ex articolo 116 del Dpr 917/1986, Tuir. I professionisti non emettono fatture alla Srl; ciascuno svolge la propria attività libero-professionale individuale nei confronti di soggetti terzi, suoi esclusivi clienti, e nei confronti dei quali la Srl non emette fatture. Si chiede se ciascuno dei professionisti in questione può fruire del regime forfettario per la propria attività libero-professionale individuale.
Forfait, quando resta il 5% per chi adegua il codice Ateco
Un neolaureato in architettura collabora, dal 1° aprile 2026, con uno studio come lavoratore autonomo (per attività di grafica e design), con i seguenti codici Ateco: 74.10.21 e 74.10.29. Questo soggetto ha aperto la partita Iva, ha applicato il regime forfettario, con aliquota del 5 per cento, e si è iscritto alla gestione separata Inps. Dal 1° ottobre 2026, egli dovrebbe essere abilitato come architetto e adottare il codice Ateco 71.11.09 - Attività di architettura, cessando i precedenti. In questo caso, potrà continuare a fruire del 5% di imposta sostitutiva fino al 2031, oppure scatterà subito il 15 per cento?
Avvocato in forfait, riaddebiti e «Cassa» non sono compensi
Un avvocato, in regime forfettario, emette una fattura comprendente il compenso per la prestazione, l'addebito del contributo del 4% alla Cassa professionale e il riaddebito delle spese sostenute per conto del cliente. Si chiede quali delle tre voci vanno prese in considerazione ai fini della determinazione del reddito imponibile previsto per il regime forfettario. A mio parere, dovrebbe essere la sola voce relativa al compenso. L'esperto conferma?
Lavoro dipendente e forfait, a rilevare è il reddito lordo
Tra le cause ostative che impediscono l'accesso al regime forfettario, rientra la percezione di redditi di lavoro dipendente, e/o di pensione, e assimilati, di importo superiore a 35mila euro nell' anno precedente. Ai fini del calcolo del limite indicato, occorre considerare il reddito lordo oppure quello netto?
Post compensazione il credito acquistato diventa imponibile
Un architetto, titolare di partita Iva, acquista crediti d’imposta relativi al superbonus, a un prezzo inferiore al valore nominale, utilizzandoli in compensazione tramite F24. Si chiede quale sia la corretta qualificazione fiscale del differenziale positivo, considerato che l’articolo 54 del Tuir (Dpr 917/1986) non lo comprende tra i redditi professionali. Si domanda se tale provento debba essere tassato al momento della compensazione e, in caso affermativo, se vada indicato nel quadro RL del modello Redditi Pf, e in quale rigo.
L'assegno unico universale non costituisce «reddito»
Gli importi percepiti come assegno unico universale, per figli a carico, non sono redditi di lavoro dipendente e assimilati, ex articoli 49 e 50 del Dpr 917/1986, Tuir, per cui non rientrano nel computo del limite di 35mila euro, previsto come causa di esclusione per l'accesso al regime forfettario. È corretta tale interpretazione?
Conferimento dello studio con limiti alla neutralità
Un professionista, veterinario (che esercita anche un'attività di impresa di toelettatura), vorrebbe conferire il proprio studio professionale, unitamente all'attività di toelettatura, in una società a responsabilità limitata (non Stp, società tra professionisti). Questo soggetto può conferire lo studio professionale e l'attività commerciale in neutralità fiscale?
Forfait, rimborso assicurativo fuori dal limite di 85mila
Nel 2025, un professionista ha incassato un rimborso assicurativo per 40mila euro, a copertura di spese legali da lui sostenute in parte nel 2024 e in parte nel 2025. Tale rimborso dovrà essere considerato nella verifica del limite dei compensi, per accedere dal 2026 al regime forfettario? Nello specifico, considerato che il professionista, nel 2025, ha fatturato e incassato compensi per 48mila euro, egli potrà accedere al regime forfettario dal 2026 oppure il rimborso assicurativo determina il mancato rispetto del requisito di accesso, relativo al limite di ricavi e compensi?
Se l'acquirente della scultura è «sostituto», c'è la ritenuta
Un artista, con codice Ateco 90.13.00 - Altre attività di creazione artistica, realizza opere d'arte, principalmente sculture di terracotta e fusioni di sculture in bronzo. La vendita viene fatturata con Iva al 5 per cento. Si domanda se la cessione delle opere sia sempre da considerare soggetta a ritenuta (se effettuata a sostituti di imposta) o se si debbano effettuare delle distinzioni. Finora, la ritenuta è stata applicata alla luce di quanto indicato da una vecchia risoluzione (25 luglio 1974, nota 10/1248), in base alla quale - se ho ben inteso - il concetto di prestazione artistica si può concretizzare in un bene materiale su cui operare la ritenuta d'acconto. In altre parole, si chiede se sia corretto assoggettare a ritenuta d'acconto i compensi dell'artista derivanti da vendita di proprie opere d'arte, quali le sculture, che si sostanziano in beni materiali.





