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Lavori da finire dopo 10 anni: serve un nuovo permesso

Una concessione edilizia è scaduta da circa 10 anni. Nel caso di richiesta di rinnovo per l'esecuzione di lavori mancanti (pavimentazioni interne, installazione di sanitari, posa di serramenti, impermeabilizzazione dei terrazzi), è dovuto il ricalcolo del costo di costruzione per il versamento degli oneri concessori (differenza tra il costo attuale e il costo pagato 10 anni fa)? In caso di risposta affermativa, il costo pagato in precedenza dev'essere attualizzato mediante rivalutazione Istat?

Cila e Scia, non è prevista un'«accettazione» del Comune

Si chiede se, nell’ambito degli interventi edilizi attivati mediante Cila (comunicazioni inizio lavori asseverata) o Scia (segnalazione certificata di inizio attività), in presenza di profili di incertezza circa la corretta qualificazione dell’intervento edilizio e, conseguentemente, circa l’individuazione del corretto strumento abilitativo da utilizzare, sia opportuno o possibile sollecitare l’adozione di un atto espresso da parte dell’amministrazione comunale, a tutela della posizione del committente. In particolare, si domanda se, tenuto conto del diverso regime giuridico della Scia e della Cila (quest’ultima configurata come mera comunicazione di inizio lavori), l’ordinamento consenta, anche con riferimento agli interventi realizzati mediante la stessa Cila, il rilascio di un atto, di un'attestazione o di una comunicazione formale dell’amministrazione che dia conto dell’avvenuto esame istruttorio e dell’assenza di rilievi ostativi, o se tale forma di tutela sia configurabile esclusivamente in relazione alla Scia.

Il lotto diviso a seguito di fallimento del costruttore

All'interno di un lotto edificatorio è stato realizzato un fabbricato bifamiliare orizzontale, con distanze legali regolari rispetto ai lotti adiacenti. A seguito di fallimento del costruttore, unico proprietario dell’immobile, il fabbricato e la corte sono stati divisi dal consulente tecnico in due lotti a base di gara, secondo i subalterni assegnati dal mappale redatto dal tecnico progettista. Una unità immobiliare è comprensiva di un passo carrabile interno alla corte, assegnato per l'accesso all’abitazione. Il passaggio dista meno di cinque metri dalla porzione di fabbricato dell'altra unità immobiliare (mentre il regolamento comunale richiede una distanza minima di cinque metri dai lotti confinanti). Il fabbricato è costituito catastalmente da un unico mappale, coincidente con il lotto edificatorio, diviso in subalterni. Si chiede se le opere realizzate conformemente al progetto, e preesistenti alla vendita ai due distinti aggiudicatari, compreso il percorso carrabile individuato nel tipo mappale, debbano rispettare le distanze legali dai confini.

Quali paletti al cambiamento della destinazione d'uso

Sono proprietario di un ufficio ubicato in un complesso a facciata continua, dove tutte le unità immobiliari fuori terra sono accatastate a uso ufficio (A/10). Vista la scarsa domanda di tale tipologia di immobile, vorrei trasformarlo in abitazione, da adibire a locazione a breve termine o per studenti universitari. È possibile effettuare questo cambio di destinazione, tenendo conto che le altre unità resterebbero adibite a terziario?

L'accertamento di conformità per l'ex rurale ora abitativo

Abito in una costruzione di mia proprietà, che risale a prima del 1900. Negli atti notarili più datati era indicata come fabbricato rurale ma, quando è stato acquisita da mio padre, nel 1987, il geometra incaricato della pratica ha elaborato e presentato al Nuovo catasto urbano le planimetrie dell’immobile, accatastandolo come abitazione civile. Negli ultimi mesi mi sono affidato a un professionista, avendo intenzione di eseguire alcuni lavori di manutenzione che rientrano fra quelli che possono godere degli attuali benefici fiscali, ma dopo una verifica all’ufficio tecnico comunale è emerso che per l'immobile non sono presenti autorizzazioni edilizie rilasciate dal Comune, a eccezione di quella per il rifacimento del tetto in getto di calcestruzzo. Pertanto, prima di intraprendere eventuali lavori di manutenzione, occorre “regolarizzare” l’immobile in sanatoria. Vorrei sapere quando si doveva provvedere al deposito delle planimetrie per un immobile che di fatto è rilevato dalle mappe catastali di fine ‘800, e in che cosa consiste, anche per quel che riguarda le sanzioni, la sanatoria. Non ritengo, ad ogni modo, che si possa trattare di un immobile “fantasma”, in quanto le imposte a esso relative sono sempre state pagate.

Non si può sdemanializzare un bene che presenta abusi

È possibile procedere alla sdemanializzazione di un bene di proprietà comunale, anche se su quest'ultimo sono state realizzate, e insistono tuttora, opere abusive?

Cila, Scia e Docfa mendaci: rischio di «falso ideologico»

Scia (segnalazione certificata di inizio attività), Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata), PreGeo (pretrattamento atti geometrici) e Docfa (aggiornamento Catasto dei fabbricati) sono comunicazioni alle amministrazioni pubbliche aventi carattere di autocertificazione. Se queste non sono veritiere, possono esserci conseguenze penali?

La cantina resta tale anche dopo l'installazione del bagno

Ho recentemente acquistato un locale di categoria C/2, di circa 50 metri quadrati. Lo stesso è pertinenziale alla mia abitazione, anche se è ubicato in una palazzina non facente parte dello stesso complesso immobiliare, ma posta a 30 metri di distanza dall'immobile in cui abito. Non intendo chiedere al Comune alcun mutamento di destinazione, avendo intenzione di continuare a utilizzare il locale come cantina, e considerata l'esiguità della superficie vetrata (meno di un ottavo della superficie calpestabile). È possibile realizzare un bagno in questo locale C/2, tenendo anche conto della sentenza del Consiglio di Stato, n. 4630/2013, relativa a un immobile di categoria C/6?

Solo la doppia conformità sana la veranda abusiva

Circa trent’anni fa ho installato una veranda di 2,50 metri quadrati sul poggiolo interno del mio appartamento, di complessivi 135 metri quadrati, ottenendo l’autorizzazione condominiale, ma in assenza di permesso di costruire. Vorrei sapere se è possibile sanare l’abuso, che non rientra nel decreto "Salva casa" (Dl 69/2024), dal momento che appare rispettato il requisito del 2% di tolleranza (previsto già, anteriormente al decreto citato, che semmai ora, in casi come il mio, li ha ampliati al 5 per cento). In caso di risposta positiva, quale procedura va seguita, e quali sono i costi?

L'area «a verde» occupata blocca la vendita della casa

Sono proprietaria di un'abitazione singola, con giardino pertinenziale sussistente su un'area a lotto intercluso, la cui costruzione è iniziata coi il rilascio della concessione edilizia nel 2001 e si è conclusa con l'ottenimento dell'agibilità nel 2003. Ora vorrei vendere il suddetto immobile, ma, nel verificare le consistenze edificate ho riscontrato una difformità di costruzione relativa all'ingresso nella proprietà. Nello specifico si tratta del cancello d'ingresso, che è stato realizzato appropriandosi di circa otto metri quadrati di area destinata a verde nella convenzione di lottizzazione. Questa modifica, in fase di costruzione, si è necessaria perché l'estrema pendenza del terreno impediva di accedere con qualsiasi mezzo. Preciso, inoltre, che nel 2011 l'amministrazione comunale ha richiesto il completamento delle opere di urbanizzazione primaria della lottizzazione e la comunicazione di fine lavori delle stesse agli uffici preposti, ma, nonostante le opere siano state ultimate, non vi è stata alcuna verifica e successiva acquisizione delle aree da parte del Comune, come da convenzione di lottizzazione. Vorrei sapere se possono esserci delle conseguenze e se l'immobile può essere venduto in questa condizione, magari ricorrendo all'usucapione per la parte di terreno su cui insiste il cancello.

L'ascensore con cavi elettrici che passano da un alloggio

Di recente, durante lavori di ristrutturazione, ho scoperto che i cavi elettrici condominiali per l'alimentazione a 380V dell'ascensore passano nel nostro appartamento, esattamente pochi centimetri sotto il nostro pavimento. Vorremmo sapere se una tale condizione è a norma e se ci sono i presupposti per chiedere all'amministratore del condominio di rimuovere tali cavi dalla nostra proprietà.

L'integrazione non sana l'immobile omesso nella domanda di condono

Un mio cliente ha presentato un'istanza di condono edilizio ex legge 724/1994 nella quale erroneamente ha inserito solo l'ampliamento dell'abitazione omettendo quello di un deposito esistente. Poiché l'istanza di condono è ancora pendente, vorrei sapere se in fase di integrazione documentale per la definizione del condono è possibile inserire anche l'ampliamento del deposito allegando e fornendo all'amministrazione la documentazione a supporto circa l'esistenza dell'ampliamento già presente nei termini temporali dell'abuso commesso.