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Terreni e cambio destinazione: occhio al Prg e ad altri vincoli

Vorrei acquistare un terreno messo in vendita da una società. L’annuncio riporta questa destinazione d’uso: «realizzazione di nuovi impianti di distribuzione carburanti con relativi fabbricati accessori e possibilità di realizzazione di parcheggi privati». Dato che acquisterei il terreno con l'intenzione di realizzarvi un piccolo magazzino, vorrei sapere se è possibile chiedere e ottenere un cambio di destinazione d’uso del terreno stesso. Quali sono, eventualmente, i vincoli principali e gli elementi da verificare preventivamente? Quali documenti sarebbe opportuno chiedere al venditore per consentire a un tecnico di fiducia di effettuare le verifiche necessarie? È plausibile che l’area sia stata in passato sede di un impianto di distribuzione carburanti poi dismesso. In tal caso, quali verifiche ambientali sono necessarie? È obbligatoria una eventuale bonifica del sottosuolo, in presenza di serbatoi o residui di carburante? Se sì, a chi toccherebbe sostenere i relativi costi?

Sanzionabili i lavori privi dell’ok della Soprintendenza

Un soggetto, residente in un immobile sottoposto a vincolo della Soprintendenza ai beni architettonici, ha necessità di sostituire gli infissi, che sono in condizioni di grave ammaloramento. Tuttavia la Soprintendenza non autorizza la sostituzione con infissi in pvc - anche lasciando immutata l'estetica sia interna che esterna - e obbliga al restauro di quelli esistenti. Trattandosi di un’opera antieconomica, e ritenendola del tutto inefficace, che cosa rischia il privato che decida di procedere alla sostituzione in assenza di autorizzazione?

Quando il Comune deve attestare il silenzio-assenso

Nelle ipotesi di segnalazione certificata di inizio attività (Scia) in sanatoria, riconducibili all’articolo 36-bis del Dpr 380/2001, la legge prevede che, decorso il termine senza diniego, si formi il silenzio-assenso. Il problema nasce sul piano pratico: per riuscire a dimostrare a terzi l’avvenuto perfezionamento della sanatoria, e quindi far valere lo stato legittimo dell’immobile, è corretto chiedere al Comune un'attestazione dell’intervenuto silenzio-assenso? Oppure, poiché la pratica non si conclude con un provvedimento espresso, il privato può ottenere soltanto altra documentazione, come una nota protocollata, un estratto dello stato della pratica o copia degli atti, tramite accesso documentale? In particolare, se il Comune sostiene di non poter rilasciare alcuna attestazione, il privato ha comunque diritto a un documento idoneo a provare verso terzi che la sanatoria si è formata per legge e che non risultano ulteriori adempimenti da compiere o somme dovute?

Le deroghe alle norme locali per installare il fotovoltaico

In considerazione del fatto che - per favorire la transizione energetica - in caso di installazione di pannelli fotovoltaici è ammessa la deroga alle disposizioni del regolamento comunale, vorrei sapere se posso coprire un terrazzo con una tettoia inclinata di 20 gradi - invece dei 45 previsti dal regolamento comunale - e installarvi successivamente i pannelli fotovoltaici. Tale necessità è legata alla presenza di una finestra.

Lavori da finire dopo 10 anni: serve un nuovo permesso

Una concessione edilizia è scaduta da circa 10 anni. Nel caso di richiesta di rinnovo per l'esecuzione di lavori mancanti (pavimentazioni interne, installazione di sanitari, posa di serramenti, impermeabilizzazione dei terrazzi), è dovuto il ricalcolo del costo di costruzione per il versamento degli oneri concessori (differenza tra il costo attuale e il costo pagato 10 anni fa)? In caso di risposta affermativa, il costo pagato in precedenza dev'essere attualizzato mediante rivalutazione Istat?

Cila e Scia, non è prevista un'«accettazione» del Comune

Si chiede se, nell’ambito degli interventi edilizi attivati mediante Cila (comunicazioni inizio lavori asseverata) o Scia (segnalazione certificata di inizio attività), in presenza di profili di incertezza circa la corretta qualificazione dell’intervento edilizio e, conseguentemente, circa l’individuazione del corretto strumento abilitativo da utilizzare, sia opportuno o possibile sollecitare l’adozione di un atto espresso da parte dell’amministrazione comunale, a tutela della posizione del committente. In particolare, si domanda se, tenuto conto del diverso regime giuridico della Scia e della Cila (quest’ultima configurata come mera comunicazione di inizio lavori), l’ordinamento consenta, anche con riferimento agli interventi realizzati mediante la stessa Cila, il rilascio di un atto, di un'attestazione o di una comunicazione formale dell’amministrazione che dia conto dell’avvenuto esame istruttorio e dell’assenza di rilievi ostativi, o se tale forma di tutela sia configurabile esclusivamente in relazione alla Scia.

Il lotto diviso a seguito di fallimento del costruttore

All'interno di un lotto edificatorio è stato realizzato un fabbricato bifamiliare orizzontale, con distanze legali regolari rispetto ai lotti adiacenti. A seguito di fallimento del costruttore, unico proprietario dell’immobile, il fabbricato e la corte sono stati divisi dal consulente tecnico in due lotti a base di gara, secondo i subalterni assegnati dal mappale redatto dal tecnico progettista. Una unità immobiliare è comprensiva di un passo carrabile interno alla corte, assegnato per l'accesso all’abitazione. Il passaggio dista meno di cinque metri dalla porzione di fabbricato dell'altra unità immobiliare (mentre il regolamento comunale richiede una distanza minima di cinque metri dai lotti confinanti). Il fabbricato è costituito catastalmente da un unico mappale, coincidente con il lotto edificatorio, diviso in subalterni. Si chiede se le opere realizzate conformemente al progetto, e preesistenti alla vendita ai due distinti aggiudicatari, compreso il percorso carrabile individuato nel tipo mappale, debbano rispettare le distanze legali dai confini.

Quali paletti al cambiamento della destinazione d'uso

Sono proprietario di un ufficio ubicato in un complesso a facciata continua, dove tutte le unità immobiliari fuori terra sono accatastate a uso ufficio (A/10). Vista la scarsa domanda di tale tipologia di immobile, vorrei trasformarlo in abitazione, da adibire a locazione a breve termine o per studenti universitari. È possibile effettuare questo cambio di destinazione, tenendo conto che le altre unità resterebbero adibite a terziario?

L'accertamento di conformità per l'ex rurale ora abitativo

Abito in una costruzione di mia proprietà, che risale a prima del 1900. Negli atti notarili più datati era indicata come fabbricato rurale ma, quando è stato acquisita da mio padre, nel 1987, il geometra incaricato della pratica ha elaborato e presentato al Nuovo catasto urbano le planimetrie dell’immobile, accatastandolo come abitazione civile. Negli ultimi mesi mi sono affidato a un professionista, avendo intenzione di eseguire alcuni lavori di manutenzione che rientrano fra quelli che possono godere degli attuali benefici fiscali, ma dopo una verifica all’ufficio tecnico comunale è emerso che per l'immobile non sono presenti autorizzazioni edilizie rilasciate dal Comune, a eccezione di quella per il rifacimento del tetto in getto di calcestruzzo. Pertanto, prima di intraprendere eventuali lavori di manutenzione, occorre “regolarizzare” l’immobile in sanatoria. Vorrei sapere quando si doveva provvedere al deposito delle planimetrie per un immobile che di fatto è rilevato dalle mappe catastali di fine ‘800, e in che cosa consiste, anche per quel che riguarda le sanzioni, la sanatoria. Non ritengo, ad ogni modo, che si possa trattare di un immobile “fantasma”, in quanto le imposte a esso relative sono sempre state pagate.

Non si può sdemanializzare un bene che presenta abusi

È possibile procedere alla sdemanializzazione di un bene di proprietà comunale, anche se su quest'ultimo sono state realizzate, e insistono tuttora, opere abusive?

Cila, Scia e Docfa mendaci: rischio di «falso ideologico»

Scia (segnalazione certificata di inizio attività), Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata), PreGeo (pretrattamento atti geometrici) e Docfa (aggiornamento Catasto dei fabbricati) sono comunicazioni alle amministrazioni pubbliche aventi carattere di autocertificazione. Se queste non sono veritiere, possono esserci conseguenze penali?

La cantina resta tale anche dopo l'installazione del bagno

Ho recentemente acquistato un locale di categoria C/2, di circa 50 metri quadrati. Lo stesso è pertinenziale alla mia abitazione, anche se è ubicato in una palazzina non facente parte dello stesso complesso immobiliare, ma posta a 30 metri di distanza dall'immobile in cui abito. Non intendo chiedere al Comune alcun mutamento di destinazione, avendo intenzione di continuare a utilizzare il locale come cantina, e considerata l'esiguità della superficie vetrata (meno di un ottavo della superficie calpestabile). È possibile realizzare un bagno in questo locale C/2, tenendo anche conto della sentenza del Consiglio di Stato, n. 4630/2013, relativa a un immobile di categoria C/6?