Previdenza e pensioni

    I criteri di rivalutazione quando la pensione è «in cumulo»

    Da alcuni anni sono beneficiario di una pensione cosiddetta "in cumulo" il cui importo lordo è superiore a cinque volte il minimo. L'assegno è corrisposto pro quota dall'Inps anche per la Cassa forense, in relazione ai contributi versati come dipendente pubblico e poi come avvocato. Mentre l'Inps rivaluta l'assegno sulla base dei dati Istat, con le riduzioni previste per le fasce di rivalutazione delle pensioni superiori al minimo, la Cassa forense ritiene di non dover rivalutare la quota parte di sua spettanza, secondo il proprio più favorevole trattamento che non prevede fasce decrescenti di rivalutazione. A suo dire, «la pensione in cumulo costituisce un unico trattamento previdenziale la cui liquidazione è posta a carico dell'Inps secondo la normativa alla medesima applicabile. La Convenzione stipulata tra la Cassa e l'Inps prevede, per la sola liquidazione, la prevalenza della disciplina ordinaria su quella della Cassa». Può ritenersi legittima tale regola?

    • Quesito con risposta a cura di

      Aldo Forte

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