Il contratto «a scaletta» non esclude la cedolare
In un contratto abitativo 4+4 a canone libero, ex legge 431/1998, è possibile prevedere fin dalla stipula un canone crescente e predeterminato per ciascuna annualità (per esempio, 500 euro al mese il primo anno, 525 il secondo, 550 il terzo e così via), indicando tutti gli importi direttamente nel contratto registrato e senza alcun adeguamento Istat? Tale meccanismo può essere considerato un canone originariamente differenziato nel tempo, e non un “aggiornamento del canone”, anche ai fini della cedolare secca, ex articolo 3, comma 11, del Dlgs 23/2011? Ho trovato a supporto la sentenza del Tribunale di Milano 9546/2022, relativa a una locazione abitativa con canone differenziato, e la risposta dell'agenzia delle Entrate all'interpello 340/2019, che distingue tra aggiornamento e variabilità del canone pattuita "ab origine". Vorrei quindi sapere se, in caso di cedolare secca, la “scaletta” può continuare ad applicarsi normalmente, mentre si rinuncia integralmente a qualsiasi adeguamento Istat, e se esistono orientamenti successivi o accorgimenti specifici da adottare.
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