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700 quesiti trovati
La rendita dei locali comuni spetta al nudo proprietario
Ho acquistato la nuda proprietà di un appartamento e ho lasciato al venditore il diritto di abitazione, e non l'usufrutto, al fine di non consentirgli la locazione a terzi. Il condominio in cui è sito l'appartamento ha rendite da locazione di alcuni locali comuni, affittati come uffici. Normalmente questi introiti vengono utilizzati per coprire le spese ordinarie, che nel mio caso sarebbero a carico del titolare del diritto di abitazione, mentre a me toccherebbero quelle straordinarie. Vorrei sapere se il diritto di abitazione è un diritto di godimento reale che dà, al pari dell'usufrutto, il diritto di percepire i proventi della locazione. A mio avviso, questi ultimi dovrebbero andare alla proprietà, e non a chi ha il diritto di abitazione.
Affitto commerciale, come avviene la divisione dei costi
Sono conduttore di un locale commerciale. L'amministratore del condominio mi ha imputato, tra le varie spese condominiali, anche quelle per l'assicurazione del fabbricato, per le sue competenze e per l'affitto della sala per le assemblee. Io sostengo che questi costi siano di competenza del locatore. Esistono sentenze al riguardo?
Se al rinnovo del 4+4 si decide di applicare la cedolare secca
Dovendo prorogare un contratto di locazione a uso abitativo in regime ordinario, si decide di optare, al termine dell'ottavo anno, per l’applicazione della cedolare secca. È corretto inserire nel modello Rli l’importo del canone attuale, comprensivo degli aumenti Istat accumulati negli anni passati, e non quello inizialmente pattuito?
La locazione ultraventennale non consente mai di usucapire
Un locatore, dopo 24 anni di contratto di locazione commerciale, torna in possesso dell’immobile. Al momento della verifica dello stato dei luoghi, egli si rende conto che, a sua insaputa, l’inquilino cui aveva affittato il locale ha effettuato un passaggio abusivo, che confluisce in un immobile adiacente, di proprietà del locatario stesso, pregiudicando quindi l’integrità dell’immobile a suo tempo consegnato e riducendone anche l’ampiezza. SI chiede se, essendo trascorsi più di venti anni dalla stipula del contratto di locazione, questo passaggio abusivo è diventato, a tutti gli effetti, per usucapione, di proprietà del conduttore.
L'inquilino deve usare i locali secondo la loro destinazione
Ho concesso in affitto un appartamento composto di sette locali; uno di questi risulta accatastato come “locale di sgombro“, in quanto il rapporto di aeroilluminazione non risponde ai parametri fissati dal regolamento edilizio del Comune nel quale è situato l’appartamento. Il tutto risulta correttamente riportato nel contratto di locazione. L’inquilino ha arredato e usa questo locale come cucina. Come posso impedirglielo?
Indennità o prelazione quando cessa la locazione alberghiera
La legge 392/1978, all'articolo 34, attribuisce, ai conduttori di immobili in locazione a uso alberghiero, una indennità per la perdita dell’avviamento pari 21 mensilità, al rilascio dell’immobile a fine locazione. All'articolo 40, la stessa legge prevede poi che il conduttore sia altresì titolare di un diritto di prelazione nel caso di nuova locazione. Si chiede se tali diritti siano tra loro alternativi e quindi se, alla riscossione dell'indennità per la perdita dell’avviamento, cessi ogni diritto di prelazione.
Così l'affitto di piscina e terreni agli agriturismi
Alcuni proprietari di una piscina privata intendono stipulare un contratto di affitto che, oltre alla piscina, comprende il terreno circostante. Il contratto sarà stipulato con quattro agriturismi, che metteranno la piscina a disposizione degli ospiti. Vorrei sapere se, nella situazione descritta, si rientra nella fattispecie dell'affitto di un fondo rustico oppure in quella della locazione di bene immobile a uso non abitativo. Nel secondo caso, la durata del contratto potrebbe essere di 6+6 anni, con la possibilità di inserire una clausola convenzionale che preveda il rinnovo di un anno dopo la scadenza dei primi sei?
Stop al canone concordato per alloggi divenuti B/2 o B/3
Sono proprietario di una seconda casa, affittata a una cooperativa con contratto a canone concordato. Il conduttore chiede di procedere con una pratica di cambio d'uso da A/7 (abitazioni in villini) a B/2 (o B/3). Si chiede se dopo il cambio di categoria catastale è possibile mantenere il contratto a canone concordato.
Inagibilità: sì alla scrittura privata che riduce il canone
Un immobile a uso abitativo era locato con contratto ordinario 4+4. L'alloggio è divenuto inagibile a causa della flessione di una trave del soffitto, in una singola stanza, che viene puntellata. Al momento, dunque, l’immobile non può essere abitato, ma il conduttore intende rientrarci una volta terminati i lavori di consolidamento; in particolare, il conduttore non ha restituito le chiavi di accesso e ha lasciato i suoi mobili nell'appartamento. Le parti possono registrare una o più scritture private in cui prevedono un canone di affitto simbolico mensile fino a quando l’immobile sarà inagibile, ai fini della correzione degli importi da assoggettare all'imposta di registro e dell'Irpef (del locatore), tenuto conto che il conduttore continua a detenere il bene e a usarlo parzialmente come deposito dei mobili? Il canone tornerebbe poi a essere quello originariamente previsto dal contratto una volta che l’immobile tornerà agibile.
I vincoli all'erede che vende l'ex casa popolare riscattata
Ho ereditato un alloggio acquistato da mia mamma con atto definitivo di trasferimento della proprietà da Iacp (Istituto autonomo case popolari) del 18 aprile 1984, a seguito di scrittura privata con Gescal (Gestione case per i lavoratori) del 21 ottobre 1963 (contratto di locazione con patto di futura vendita). Posso vendere questo immobile al prezzo di mercato, senza effettuare la procedura di affrancazione?
L'inquilino restituisce la casa senza doverla ritinteggiare
Il proprietario di un appartamento dato in locazione a canone concordato decide di recedere dopo 10 anni (3+2 e successiva proroga di 3+2). Il conduttore è tenuto a tinteggiare i muri e/o effettuare piccole riparazioni, necessarie a riconsegnare i locali nel medesimo stato in cui erano al momento dell'ingresso, quando è iniziato il rapporto locatizio? Se il contratto non contiene precisazioni al riguardo, il conduttore è ugualmente tenuto, anche in caso di recesso da parte del locatore?
È consentito locare la casa anche con difformità edilizie
Sono proprietario di un immobile, seconda casa, composto da piano terra e primo piano. Attualmente il piano terra è locato, mentre il primo piano è rimasto nella mia disponibilità. L’accesso al primo piano avviene tramite una scala interna, regolare e presente sin dall’origine, e una scala esterna, non accatastata, realizzata a suo tempo da mio nonno. Vorrei procedere personalmente alla ristrutturazione del primo piano, eseguendo lavori in economia e senza presentare pratiche edilizie, con l’obiettivo di darlo successivamente in locazione. Una volta ultimati i lavori, sarà possibile affittare il primo piano nonostante la presenza della scala esterna non conforme? In caso affermativo, quali rischi o problematiche potrei incontrare nel locare una porzione dell’immobile che presenta difformità catastali?





